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RECENSIONE
02/10/2012

Tempo fa, non ricordo esattamente dove e quando, lessi tra le pagine di una rivista un’opinione sul musicista Raiz che suonava più o meno così: “Posso sfornare anche io certi dischi, basta programmare il computer, buttare giù qualche urlo in finto arabo e il gioco è fatto”. Un giudizio sferzante, che l’uso del paradosso rende pungente e se volete ingiurioso, di sicuro esagerato se solo si prendono in considerazione le non poche aperture dell’ex leader degli Almamegretta nei confronti del jazz o del reggae.

Senza dimenticare che, in tutti questi anni, gli accenni (e non solo quelli) alla memoria erano stati più che sporadici, magari “sporchi” di elettronica – impossibile negarlo – ma ben presenti e mai usciti fuori per una o più casualità. Per dirla alla Edoardo Bennato, il nuovo Gennaro Della Volpe ha deciso di imbarcarsi in un lungo viaggio nella tradizione, parola chiave, quest’ultima, di “Casa”, messo assieme con la complicità dei Radicanto e affrontato con il computer in fase di stand-by. Via l’elettronica, rimane lo spazio per l’ammeticciamento, amore mai abbandonato dal cantante napoletano, e per le sonorità mediterranee, questa volta affrontate in chiave acustica. Nei dodici pezzi contenuti nell’album (nove appartenenti al repertorio di Raiz e della sua vecchia band, i restanti tre sono dei traditional) lo spazio è occupato in gran parte da suoni in arrivo dal Medio Oriente, se non da vere e proprie scorribande sufi (“La rosa enflorese”), oppure dal flamenco (“Catene”), addirittura da tentazioni neo melodiche (“Respiro” l’avrebbe potuta cantare, che so, Aurelio Fierro).

Le canzoni sono spesso scarnificate (“Non te scurdà” senza substrato dub è tutta un’altra cosa) e quasi mai con il supporto di quell’adrenalina prodotta in quantità industriali dal nostro nel corso della sua carriera. Ne consegue un lavoro straniante, di certo sorprendente e meritevole di un ascolto attento, da affrontare senza pregiudizi. Non sarà un capolavoro “Casa”, considerata anche la non indifferente inflazione di dischi da introdurre nel ghetto dorato della “World music” (e a proposito di tale etichetta, anche in questo caso si potrebbe aprire un dibattito infinito, quindi meglio lasciar perdere…) ma non è escluso che l’incontro con i Radicanto possa finire per rappresentare una tappa importante nel cammino artistico di Raiz. Forse estemporanea, chissà, ma i conti col passato prima o poi bisogna farli. E Raiz li ha fatti.

Tracklist

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