East Rodeo Morning Cluster 2012 - Post-Rock

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Ascolto non facile ma di grande atmosfera; basta sapersi orientare tra le tante suggestioni sonore degli East Rodeo

Gli East Rodeo arrivano per metà dall'Italia, per metà dalla Croazia e si portano dietro una folta schiera di collaboratori, dal nostrano Giulio Ragno Favero del Teatro degli Orrori che suona i coltelli in “Straws in glass” e cura il mix, al contrabbassista Greg Cohen, al violinista americano Warren Ellis, solo per citarne alcuni, e anche per l'artwork si affidano a mani estere, quelle di Danijel Zezelj, già illustratore Marvel. Insomma, fanno le cose in grande. Grande infatti, e molto pieno, è questo disco, in cui convivono noise, post-rock, avant-rock e momenti di elettronica ora impalpabile, ora durissima (“939 hz” e “Ballad of LC”).

I brani di apertura, “Trom” e “Mr. Cluster”, si costruiscono mattone dopo mattone, con gli strumenti che entrano in fila andando miracolosamente a incastrarsi in un gioco poliritmico, su cui poggiano le linee melodiche di un cantato decisamente orecchiabile: una terrazza sonora che riporta verso gli svuotamenti finali, a tracciare un percorso verso e proprio. Dopo i due momenti elettronici di cui si è detto prima, le tensioni ritmico-nevrotiche ritornano in “American dream”, che sfocia in hardcore, e nel caos progressivo di “Re:Trom”, mentre la nenia di “Step away from the car”, claustrofobica ninna-nanna post-rock, gioca a costruirsi col violino protagonista insieme alla chitarra-carillon.

E ancora: in mezzo l'episodio slow-core di “Crni glad” e l'oscillare ipnotico di “Brod”. Il ritmo è protagonista grazie a una maestria che oserei definire contrappuntistica, insieme a una vastissima gamma di timbri e colori e un dialogo dialettico sempre aperto tra densità e rarefazione. Si fondono e si confondono tante suggestioni, alle volte possono sembrare troppe e può sfuggire il punto della situazione, può sembrare che non ci sia capacità di sintesi.

“Morning cluster” non si classifica tra gli ascolti semplici proprio perché semplice non è: è un disco complesso e insidioso, ma di grande atmosfera. Se si riesce a non restare intrappolati in questo labirinto di suggestioni sonore, se ne esce conoscendo un percorso in più.

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La recensione Morning Cluster di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-10-25 00:00:00

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