26/07/2002

Dopo averli scoperti con il disco intitolato “Mai paura” - a tutti gli effetti l’esordio che non solo omaggiava il nume tutelare di Fabrizio De Andrè, ma evidenziava anche le loro doti ‘cantautorali’ - i lombardi Mercanti Di Liquore avevano fatto perdere le loro tracce per qualche tempo. Ritornano adesso con “La musica dei poveri”, disco che li consacra come una delle migliori band capace di onorare la tradizione musicale italiana. Al pari dei Perturbazione dimostrano come sia possibile proporre ancora oggi una rilettura credibile di ciò che da secoli è parte integrante del dna dei musicisti della nazione, ovvero la melodia. A differenza dei torinesi, però, il terzetto chiamato in causa in questa recensione ci sembra possa considerarsi un ensemble che, per spirito e attitudine, si rifà alla formula dei ‘cantastorie’. Ovviamente la proposta non si riduce a semplici suoni di matrice acustica assemblati alla belle meglio, ma viene arricchita da una serie di sfumature ‘moderne’ mai invadenti e sempre in sintonia con lo stile dei Nostri.

I migliori episodi del lotto risultano quindi essere brani come “Lombardia”, “Il viaggiatore”, “L’eroe”, “Santa Sara”, “Cecco il mugnaio”, “Il vigliacco”, splendidi affreschi in cui alla bellezza delle liriche si contrappongono azzeccati arrangiamenti e dove forse l’unico appunto che si può muovere alla formazione è quello relativo ai molti debiti contratti con il ‘Maestro ligure’ di cui sopra.

Ciò senza comunque nulla togliere al resto della materia, assolutamente interessante e qualitativamente allo stesso livello delle tracce segnalate in precedenza; sicché “La musica dei poveri” risulta essere opera imprescindibile per tutti coloro che nutrono un debole per il genere. Tutti gli altri, invece, facciano uno sforzo per convincersi della bontà del progetto, mettendo da parte ogni pregiudizio di sorta.

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