Mecna Disco Inverno 2012 - Hip-Hop

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E' indubbiamente più bello ora il rap italiano di quando era sé stesso.

Man mano che l'Italia si accascia, nella sua caduta libera verso il terzomondismo, di positivo c'è soltanto una cosa: che il rap italiano brilla come non mai. E di questo siatene contenti, cioè proprio sguazzateci dentro a questo momento d'oro. E' questa la Golden Age italiana. Perché magari, e spero di no, tra qualche anno finisce in merda. Quindi festeggiate che per arrivare a questo punto abbiamo perso in guerra 3/4 generazioni di rapper duri&puri che ora guardano dal loro loculo cimiteriale quanto business avrebbero potuto fare vent'anni fa. Ma la colpa non è mica loro, figuriamoci.

Una folla non pensa.

Se il rap made in Italy cresce e diventa popolare non è perché la gente ha finalmente capito il senso di “80 blocks from Tiffany's”. No. E' piuttosto perché esce un disco serio come questo di Mecna e non viene considerato sfigato come poteva essere visto un album degli ATPC da un teenager che ascoltava le Spice Girls o Take That. Mi state capendo?
E' che si è compreso solo ora, con il dovuto ritardo italico, quello che per esempio Nas diceva, in tutt'altro contesto, qui: “We are the slave and the master, What you lookin' for? You the question and the answer”.

Questo non è rap, è scrittura.

E' la musica di chi si emozionava a vedere anche solo le foto di Neffa con il giubbottone e il cappellino di lana, seduto su un vagone vuoto di un treno. E' il rap di chi è cresciuto, seppur inconsapevolmente, da angolazioni tipo: “Dietro me c'è qualcuno che sta dormendo mentre io sto guidando, e pensando”. “Disco Inverno” di Mecna è un istintivo grande tributo al remix del 1998 di “Nella luce delle 6”. E vaffanculo infinito. Quando c'è Blue Nox ormai è chiaro che si tratta di gente seria, non miti. E' sempre più vincente la poster-label con base a Roma, che se potesse trasportarsi per un giorno nella storia degli USA sceglierebbe di andare a Memphis dalla Stax Records piuttosto che a Miami dalla MMG.
Sulle raffinate produzioni di Fid Mella, Frank Siciliano, Dj Shocca o Macro Marco, è uno storytelling continuo su mood alla Kid Cudi, Lupe Fiasco o, per fare un nome super hype, Frank Ocean. E' tutto disegnato con cura, tutto parecchio notturno, stile Tale of Us o Nicolas Jaar, ma con le rime sopra. E “Sul serio” è un pezzo fichissimo, stonato.

La rivincita rap dei graphic designer.

Mecna, che fa il grafico, è più alto degli ombrelli per proteggersi dalla pioggia, proprio fisicamente, e anche fotograficamente nella cover del disco. Cioè non sono, come può sembrare ad un primo ascolto, pezzi tendenti alla tristezza, piuttosto sono intimismi di un ragazzo di provincia. E' pur sempre pugliese (!) Mecna. E per quanto si porti dietro la profondità del mare sul Gargano, è soprattutto la storia della sua crew di rapper irrisolti, al paese, che lo spinge ad entrare grazie a questo disco nel rap nazionale. E' la frustrazione di chi ci crede più degli altri, e su questo si potrebbe, se solo foste un minimo meno approssimativi, organizzare un workshop di eugenetica del rap: cioè il rapporto tra la spinta motivazionale e la ricerca della perfezione scientifica di un suono.

Vabè parliamo di figa va.
Esistono due grandi modelli generici di rapper:
1) quello che ha l'obiettivo di far credere che la sera torna nel proprio loft e trova il letto pieno di donne con le quali fare sesso è un po' come lanciare un salame in un corridoio;
2) quello che punta a far sciogliere le principesse che hanno la connessione a internet illimitata.
Avete davanti, e in streaming, il miglior disco invernale di questo inverno.

Freddo e convincente grazie a tutta una serie di fattori tra cui il ritornello di Pat Cosmo dei Casino Royale, la voce di Andrea Nardinocchi (pensaci un attimo adesso che ti proporranno Sanremo), Madbuddy, The Night Skinny o Bassi Maestro degli MOP (scherzo su). Ma è soprattutto merito delle scarpe comode con le quali si muove Mecna destreggiandosi tra la semplicità di una vita con le tende Ikea e le ballate dell'odio che poi altro non sono che una costante dichiarazione d'amore per il rap italiano. Ecco, bravo, questo è “Disco Inverno”.

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La recensione Disco Inverno di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-09-17 00:00:00

COMMENTI (2)

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  • lello128 9 anni Rispondi

    Area Cronica oggi avrebbe spaccato i culi, stando all'articolo.

  • aucan 9 anni Rispondi

    bello! jo