16/10/2012

Alberto Mariotti aveva dato un chiaro segnale con il precedente tour, “The death of Samuel Katarro”. Ora che quell'alter ego è stato ammazzato ed è bello che sepolto, è stupefacente vedere come sappia reinventarsi completamente, tant'è che viene da chiedersi che fine abbia fatto l'anima di quel cantante ubriaco e forse sdentato del Kentucky che aveva abitato il corpo di Mariotti negli anni precedenti.

“Nothing outstanding” non è solo una nuova pagina della sua carriera artistica, è uno spazzare via completamente ciò che fino ad ora era stato costruito, per ballare sulle ceneri fino a risorgere a nuova vita. Se questo disco fosse un vinile, sarebbe facile dividerlo esattamente in due facciate. Un lato A, più intimista, e un lato B più psichedelico.

“Fabriciboro”, l'apertura acustica in profumo di Stati Uniti d'America, dal testo delicato (“Pay no mind if I look confused when you smile”) e la coda strumentale sonica e nostalgica, proiettata verso l'alto con un anelito all'infinito, è la porta per il rock di ispirazione Pavement di “Worried about”, su scivoli di chitarre e coretti quasi da ballare, una freschezza nuova che lascia presto il posto a un salto nella nostalgia per quello che è il cantautorato tutto d'atmosfera di Tim Buckley di “GD”, che ha un testo che è una tela dipinta: “There's a garden by the river […] there's a man who's never tired tanned for almost seven months a year, bowed under the April sun. You can find him by the river”. Poste in posizione chiastica si trovano “The floating song” e “Nothing outstanding”, una nenia dolcissima dagli interventi strumentali morbidi, quasi ai limiti del post-rock, che si muovono in una landa spaziale senza confini, apparendo come sbuffi di fumo in un paesaggio desolato. “Heart of town” è il passaggio di testimone tra la prima e la seconda parte del disco, dove iniziano ad apparire dei riverberi new-wave e sull'atmosfera cala un'oscurità conturbante, guidata dalle chitarre in odore floydiano; l'oscurità prima accennata è espressa a piene note in “Nine-legged spider”, la “Lullaby” italiana, dove il cantato si fa affannosa paura, le percussioni dipingono passi sospettosi che saltano allo spavento di ogni angolo dipinto dal pianoforte sbilenco; “Pure ash dream” è una cantilena spettrale, quasi da film horror, 9 minuti di incubo febbricitante, con i violini della morte e le percussioni marziali degne di un poema sinfonico à la Richard Strauss. Il disco si chiude con un richiamo al defunto Katarro, “The halfduck misery”, ideale conclusione di un ciclo di vita e di morte che abbraccia non solo “Nothing outstanding”, ma tutto ciò che Mariotti era, è e sarà.

Si esprime al massimo il potenziale del trio, completato da Francesco D'Elia e Simone Vassallo, che rendono “Nothing outstanding” tutt'altro che niente di speciale: un disco completo e affascinante, che apre a moltissime suggestioni che guardano oltreoceano, elaborando tutte insieme tanto le lezioni dei grandi cantautori, quanto del rock e della psichedelia, insieme a un senso tribale del ritmo e un'attenzione quasi maniacale per i timbri. Una monumentale opera che si candida ad essere una delle produzioni migliori di questa annata che si avvia ormai a conclusione.

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La recensione King of the Opera - Recensione - Nothing Outstanding di Chiara Longo è apparsa su Rockit.it il 22/08/2019

Commenti (4)

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  • TomRapp 26/11/2012 ore 14:44 @TomRapp

    doctor i knew it was a great start!

  • aerockkio 27/11/2012 ore 00:05 @aerock

    discone!

  • Visioni Di Cody 28/11/2012 ore 11:42 @visionidicody

    meraviglioso!

  • mariettina 29/11/2012 ore 16:16 @mariettina

    denso e appiccicoso

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