Portfolio The Standing Babas 2012 - Strumentale, Lounge, Electro

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Dieci diapositive. L'uomo come soggetto principale.

Apparire all'improvviso, come quelle tempeste d'estate, quando tutto sembra arso e soffocato dal caldo. Un vento che prima accompagna lo scurire del cielo, lasciando presagire la pioggia, un acquazzone imprevisto.
E' questa l'immagine che viene in mente, quasi fosse un quadro, al primo impatto con “The Standing Babas” esordio dei Portfolio.

Un esordio solo formale, prodotto e naturale conseguenza di anni di gavetta tra locali, festival e aperture concerti nel cuore dell'Emilia, Reggio per la precisione. Reggio Emilia, la stessa culla dei Giardini di Mirò, degli Offlaga, delle distese di grano e della nebbia che si posa sopra di queste, quell'ammasso di umidità che ti entra nella mente e nelle ossa. Melanconica, ma intensa nell'elettronica di “Ofelia”, i sussurri di una notte come tante, mentre percorri quella provinciale che ti porta a casa, i ricordi incastonati tra le file di alberi, le luci lontane di un casale, quelle della città che si allontana, quelle di un cielo incastonato di stelle, incantevole come quel nuovo dettaglio che scorgi in una donna.

Cinque minuti la media di ogni brano, un minutaggio che non dirada l'intensità di ogni pezzo, che da un inizio sommesso finisce in quella celebrazione che tanto ami, quel ricercare l'ennesima apertura, quella esplosione che tanto desideravi. E' il post rock, quello migliore. Toccante come la pioggia sonora di “State Uniti”, degna dei migliori Mogwai, piena di melodie sospese in un tappeto di arpeggi, esplosioni sonore, le deflagrazioni che tanto hai amato in gioventù. Emozioni che avvicinano ai miei vent'anni, quel duemilaetre che vide uscire “Punk Not Diet”. 

Dieci tracce come un viaggio musicale. Suoni che sfumano, diventano languidi come un lutto, evocato in “Pianoafrica”, requiem di speranze, soffocate dalle onde del mare, suoni che avanzano, diventano crespi come le onde del Mar Mediterraneo che minacciano barchette di fortuna, che seminano terrore.
Le stesse che si infrangono in Cananea, diventando sottofondo della disperazione di un popolo, inconsapevole cornice di una guerra tra civiltà. Un disco che racconta umanità, unicità nella natura, gloriosa celebrazione della sua energia vitale. Dieci tracce levigate, naturalmente. Come ciottoli in una spiaggia.

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La recensione The Standing Babas di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2012-12-28 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • Humptydumpty74 9 anni Rispondi

    Non riesco ad apprezzare il disco. In alcune canzoni c'è un eccesso di sperimentazione. Anche le linee vocali sono troppo ricercate e non entrano mai in testa. A questo disco, a mio parere, mancano semplicità e immediatezza.

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