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album Solo per cambiare il mondo - KiaveIn evidenza
RECENSIONE
22/12/2012

Arrivati al quarto album possiamo dirlo: Kiave è una certezza. Perché sin dagli inizi ha seguito con costanza un suo percorso personale fatto di passione per la musica e per il lato “conscious” del rap. E quindi applausi, davvero, perché la coerenza può essere un fardello pesante da portare sulle spalle, un bagaglio scomodo. Ma a lungo termine paga, e Kiave ha perfettamente ragione quando dice – con un messaggio su Facebook – “meglio starci, per far capire che comunque l'Underground è presente e pulsante”. L'importante è esserci: sul caotico palco degli MTV Hip Hop Awards, nei club, sul carrozzone mediatico che alle volte rischia di somigliare a un carro bestiame. Lui c'è. Ed è fondamentale che ci sia, perché porta un messaggio, e lo fa con umiltà e – mi ripeto ma ci tengo a sottolinearlo – grandissima coerenza.
“Solo Per Cambiare il Mondo”. O forse solo per non farlo sprofondare. Ma chi se ne frega alla fine, l'importante è avere una missione e provare a portarla a termine. E il nuovo album prosegue sulla linea dei precedenti, il che non vuol dire necessariamente ripetersi: la combo tutta cosentina con Brunori in “Identità” è chiaramente esemplificativa di nuove aperture. Che poi alla fine è il connubio più naturale che possa esistere: un cantautore e un rapper, due tizi per cui le parole contano parecchio, e le mettono insieme per delineare il profilo di un'identità in continua evoluzione ma sempre fedele a se stessa. Passano gli anni, cresce la popolarità, cambiano i suoni ma Kiave è sempre il solito “Hardcore Gentleman”, sia quando è accompagnato da chitarre folk che quando che quando cavalca un beat classico come quello di “Welcome”. Perché alla fine è questione di flow e attitudine, attributi che al Nostro non mancano di sicuro. Quelle di Kiave sono “Storie” semplici e universali, storie di una generazione di artisti precari, nati “col talento giusto nel posto sbagliato”. Che poi forse Kiave – che di talento ne ha e si sapeva – adesso è anche nel posto giusto: sui palchi e nelle playlist, un professionista del microfono affiancato da un team (leggi Blue Nox e Macro Beats) che ha fatto della qualità il proprio marchio di fabbrica. E allora ecco l'ottimo Hyst per “L'Ultima Notte” e gli immancabili Ghemon e Mecna in “Non Ho Mai Visto”, una lezione di stile per tutti. E ovviamente Fid Mella, che produce la maggior parte dell'album e conferma per l'ennesima volta di essere un beatmaker validissimo.
Insomma, il discorso di fondo è che Kiave c'è e pare non abbia nessuna intenzione di mollare. E alla fine è solo un bene.

Tracklist

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