Polar for the masses Italico 2013 - Rock, Noise, Alternativo

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Una gran bella sorpresa: cambio di lingua per il disco migliore dei P4TM.

Una gran bella sorpresa questo 4°disco firmato dai Polar For The Masses. Dopo aver infatti superato il blocco iniziale, legato ad un inaspettato cambio di lingua (anche il trio veneto è passato all'italiano), "Italico" si svela completamente, collezionando ascolti, uno dopo l'altro.

La formula musicale rimane a grandi linee invariata, ma anche sotto quest'aspetto si coglie un processo evolutivo mirato a coniugare nel migliore dei modi la scelta di cantare in un'idioma non dico inedito (è pur sempre la lingua in cui si esprimono nel quotidiano) ma quantomeno inconsueto. La sfida era però più ardua se ci mettiamo ad analizzare le liriche, che stavolta prevedono un processo creativo paradossalmente più complicato. Ed è proprio questa la sorpresa maggiore, trovandoci di fronte a testi non solo molto asciutti ma spesso e volentieri costruiti sulla ripetizione del singolo concetto. Questa soluzione crea una (a suo modo) originale cifra stilistica di cui ne beneficia il lavoro nel suo complesso.

Per cui non vi sembri strano se durante l'ascolto si aprirà il cassetto dei ricordi tanto dei (primi) Subsonica quanto quello dei Fluxus e in parte dei Marlene Kuntz di "Ho ucciso paranoia": se dai secondi prendono ispirazione a livello di suoni e arrangiamenti (magari con un approccio meno abrasivo), e dei primi ricalcano certe strutture nella commistione di ritmica e liriche ("Miseria e nobiltà", "Un uomo un voto", "Laogai", "Wall Street", "Ruvido"), dei terzi fanno rivivere quella sensazione di rabbia che per Godano & co. sembra definitivamente sopita. Oltre a tutto ciò, quest'album può esser considerato un concept sulla società contemporanea (non solo quella italica) e sulle sue contraddizioni; e la dichiarazione d'intenti viene inserita in scaletta sin da principio, essendo la title-track ("deluso dal giorno, dall'indifferenza, che cosa volete, non ho più pazienza / son troppi gli inganni, è un'era perduta, per niente adeguata al destino del mondo") e la gia sucessiva "Miseria e nobiltà" ("non ci resta che  auspicare / nell'audacia  popolare / sento corpi condensare / la coscienza è da rifare") due brani le cui parole non lasciano adito ad interpretazioni.

Insomma, procuratevelo e fatelo girare a nastro. Una sopresa del genere merita la vostra attenzione.

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La recensione Italico di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2013-02-23 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • daniele77 8 anni Rispondi

    In italiano mi avete stupito, gran bel disco