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RECENSIONE
07/08/2014

Esuberanza e prorompente dinamismo nel rimettere a lucido lo skacore sottoponendolo ad un trattamento al vetriolo capace di accendere il punk con tinte solari, pur rimanendo massiccio. Dichiaratamente ironici e beffardi in stile e costruzione, i Progetto Panico godono di fresca imprudenza nell’approccio e buon temperamento. Ormai confermati da pubblico e critica, scrivono e suonano musica in cui ci si sente benvenuti e impareggiabili amici, ma un po’ in paranoia. Perché di questi tempi si sopravvive alle assurdità ridendo, con un puntiglio di amarezza e sottile malinconia. Dai riferimenti già ampiamente riconosciuti agli Statuto, ai Pan del Diavolo ma anche ai Franz Ferdinand nei cori diretti, per nulla pretenziosi, che incontrano riff orecchiabili e accattivanti, questo disco fa luce dove è ancora buio e smentisce chi considera la band una cometa giovanilistica di passaggio. "Avatar", "Scimmia d’acciaio", "Oh mamma", "I ching", mettono a fuoco un punk-rock scanzonato e festaiolo che fa dimenare natiche e fianchi in maniera indisciplinata. Quarantacinque minuti di musica che colpisce il corpo e i cui testi creano un manifesto programmatico di deliziosa bellicosità. Documento di un’epoca piena di humor, indispensabile antidoto alla paranoia che, per nulla scomparsa ma sempre latente, non fa più paura.

Tracklist

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