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RECENSIONE
05/04/2013

Non ci fossero stati i Marlene Kuntz, probabilmente la proposta dei Nhenia, concepita così com'è, oggi potrebbe avere un senso. Questo però è quanto pensi al primissimo ascolto, approcciandoti al disco; una volta arrivato alla terza traccia, però, dai un occhio al contatore e realizzi di non essere arrivato neppure a 1/3 del disco, sicché ti metti l'anima in pace e continui, sperando di arrivare alla fine senza l'affanno.

Bisogna mettersi il cuore in pace: quello dei Nhenia è infatti un recupero filologico della "materia kuntziana" (passatemi l'orribile definizione), nello specifico quella plasmata da "Catartica" fino a "Ho ucciso paranoia". Formalmente in "Contatto" ogni tassello è nel posto in cui dovrebbe stare, per cui diventa anche complicato trovare una sfumatura sonora che desti interesse nell'ascoltatore. Ci si aspetterebbe, prima o poi, persino un errore (tipo una distorsione fuori posto), e invece tutto suona come da manuale.

Un vero peccato, perché il terzetto romano padroneggia la materia ma alla resa dei conti (quando il contatore segna la 12esima traccia) non raggiunge neppure una striminzita sufficienza. Continuino pure, ma da queste parti - spiace per loro - la dozzina che ci han propinato rasenta la noia più assoluta.

Tracklist

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Commenti (3)
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  • DirtyFrank85 06/04/2013 ore 10:18

    Vai ad un concerto dei Nhenia poi vedrai se rasenta la noia! Live sono potentissimi!

    > rispondi a @DirtyFrank85
  • Faustiko Murizzi 07/04/2013 ore 11:44

    DirtyFrank85 non lo metto in dubbio. Ma devono (re)imparare a scrivere canzoni secondo il mio modesto parere.

    > rispondi a @faustiko
  • Alexela 24/04/2013 ore 22:20

    Se questo disco non raggiunge che una striminzita sufficienza, questa recensione non aggiunge altro che una penosa pietra allo schifoso muro di disinteresse per quel che di nuovo e pregno d'impegno ci sia in Italia(musicalmente parlando e non...). Non una parola sullo splendido concept della copertina; non una parola sulla straordinaria capacità di questo trio di maturare un sound proprio, che certamente è basato sulla scia di quello che i Marlene ci hanno lasciato, ma come un bravo ascoltatore avrebbe capito al volo è anche figlio dell'industrial dei Nine Inch Nails e del Noise degli anni '90.

    Noia più assoluta è chi non comprende l'enorme lavoro di tre ragazzi di vent'anni che vivono per la musica, e che di musica purtroppo non riescono a vivere per colpa di questo sistema consumistico che ci violenta e ci inghiotte. Fortunatamente noi musicisti crediamo nei commons, nella condivisione e nella libera circolazione dei saperi. I gusti sono gusti, ma è vergognoso non riconoscere il talento e la bravura di questo gruppo.
    Invito chiunque a non fermarsi alla recensione, e di ascoltare fino in fondo questo album...

    > rispondi a @Alexela
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