Enjoy Paranoia Nubifragi(li) 2002 - Sperimentale, Rock, Psichedelia

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Scarse le informazioni su questi Enjoy Paranoia, band che propone un demo piuttosto lungo, non privo di pecche, capace comunque, perlomeno a tratti, di suscitare anche positive valutazioni.

Una scarna lettera di accompagnamento e una successiva ricerca su Internet fanno perlomeno intuire l’ambizioso progetto rappresentato da “Nubifragi(li)”, titolo sicuramente tra i migliori passati da queste parti ultimamente. Si tratta in pratica del tentativo di fusione tra brani strumentali (tutti, tranne l’ultimo) e una serie di brevi racconti, riportati nel booklet, che delineano l’ambientazione, la ragione, la tematica del brano. Questa idea concept ha qualcosa di progressive, ma non è in questa categoria che devono essere fatte ricadere le otto tracce del gruppo toscano.

La qualità della registrazione non è delle migliori e - non me ne vogliano gli Enjoy Paranoia - ci sono alcuni casi in cui si percepisce qualche impuntura nell’esecuzione. Più di un brano ha sicuramente bisogno di un severo lavoro di produzione dei suoni e di arrangiamento, perché troppe volte si percepisce la sensazione di jam quasi improvvisata, in uno spirito anni Settanta che certo informa gran parte delle tracce. Se però i difetti ci sono, e vanno messi in luce nell’ottica di un miglioramento - ma perché non fare meno brani meglio realizzati? -, va anche detto che il gruppo riesce in qualche occasione a creare bene quelle atmosfere di rock psichedelico che riportano alla mente, pur con tutte le dovute precauzioni, i Pink Floyd non solo barrettiani (in questo è esemplare il brano conclusivo) ma anche nelle evoluzioni di fine Settanta (ascoltando la chitarra nel finale di “Belili” non può non venire alla mente il Gilmour di “The Wall”, così come sono watersiani certi passaggi della successiva “Nubifragi(li) – parte I). Non siamo comunque in presenza di cloni, quanto piuttosto di consonanze con modelli ispirativi, di cui magari il gruppo non è neanche tanto consapevole.

In definitiva, restiamo in attesa. Il desiderio di sperimentare, anche su vie musicali piuttosto impegnative che non ricerchino un’attitudine easy, c’è, così come una certa poetica emerge sicuramente dai racconti: occorre lavorare seriamente in vista di una maturazione che ci auguriamo arrivi al termine di un percorso magari faticoso e lungo, ma che sarebbe ingiusto non tentare di percorrere.

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La recensione Nubifragi(li) di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2002-12-20 00:00:00

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