26/05/2013

Prima affermazione: l'ha fatto per la grana. Leggendo di qua e di là, sui commenti ai video, è la prima cosa che emerge. In realtà è un non-problema di cui ci frega anche poco. Che sia un commento da hater o meno, conta lasciarlo da parte: se uno conosce Marco, ha ascoltato i Drink To Me, dovrebbe solo essere chiaro che di fronte c'è colui che negli anni ha plasmato il suono di una band sempre capace di rinnovarsi e non suonare didascalica, mai. Il suono appunto. Cosmo è uno dei pochi progetti pop in italiano a uscire dall'ormai indigeribile seminato neo-cantautorale, le chitarrine tutte uguali, i frizzi e i lazzi, qui non ce n'è manco l'ombra. Siamo piuttosto dalle parti di certi rimandi elettronici quantomeno contemporanei, Grimes, Purity Ring, Indians, anche Jessie Ware volendo. In questo, suona fresco e non vecchio come poteva essere ad esempio il disco de I Cani. E se inizialmente ti suona come potrebbe suonare Mango prodotto dai Mount Kimbie (e sia chiaro che è un complimento) poi capisci che è un altro tipo di leggerezza. È un valore aggiunto, i pezzi girano bene e sono prodotti col piglio sfacciato di chi ambisce ad andare in classifica, entrare nell'airlplay delle radio.

Ci riuscirà o meno adesso non importa, il punto è considerare "Disordine" col peso specifico che gli compete, senza tutte le menate e questo continuo e falso nascondersi dietro un dito. Metterlo negli scaffali accanto all'ultimo di Jovanotti potrebbe essere la prima mossa. Perchè siamo di fronte a delle canzoni con dentro così tanti piccoli slanci poetici e naif che se ne potrebbe innamorare chiunque, anche loro che escono insieme dall'ufficio e tornano a casa stretti per mano, mentre nelle cuffie gira il pezzo nuovo di Elisa, anche lui che su un amaca canta ancora Alan Sorrenti pensando a lei, i suoi capelli biondi, e quella magica estate dell'85, anche mia madre, che quando ha ascoltato l'ultimo disco fuori correvano i fantasmi della Guerra del Golfo. Se "tutto questo è per te" d'altronde un motivo ci sarà.

La scrittura apre squarci continui, visioni e immagini senza dar punti fissi. Si canta di vita, speranze, fantasmi e paure, come ogni disco pop che si rispetti, ma senza esser mai lineari, cercando piuttosto di caricare ogni verso, cumuli su cumuli di roba: c'è la droga (ed è una paraculata), ma anche Dio, il profumo del mare, gli orizzonti e le mani tra i capelli. Ne esce il ritratto a mille colori di un uomo che nasce, muore e torna a respirare almeno un centinaio di volte nel corso degli anni. Battisti? Si, ma non troppo. Cosmo ha una ricerca del ritornello continua che nei dischi panelliani non c'era, per dire.

In definitiva un disco per l'estate fatto coi crismi, il talento, la capacità e anche la faccia da culo. Lo suonassero tutti, radio e tv, avremmo finalmente qualcosa di cui sorridere.

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La recensione Cosmo - Recensione - Disordine di Marcello Farno è apparsa su Rockit.it il 23/08/2019

Commenti (2)

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  • Faustiko Murizzi 27/05/2013 ore 10:20 @faustiko

    Gran bella recensione per un disco che merita tanta fortuna.

  • Alessandra De Ascentiis 11/06/2013 ore 11:10 @alessandra_dea

    rivalutato tantissimo dopo averlo visto dal vivo, momento in cui capisci che la grana non c'entra proprio nulla. è proprio che si stava facendo la poesia addosso. bravo, coraggioso e poi scrive da dio.

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