El Bastardo
Foto
0
Video
0
Concerti
0
22/08/2013

Ritenuto da molti, per anzianità e anni di servizio, “il padre putativo della scena one-man-band italiana”, il piemontese El Bastardo torna con un disco che più nudo e crudo non si può, registrato solo con chitarra, armonica, ukulele e voce (e il prezioso contributo di Annie Erbsen al violino) tra i boschi della Valsusa.

Nove brani, di cui cinque originali che vanno dalle sentite “Waiting for” e “Growing alone and fighting”, sicuramente il più convincente, al valido strumentale in chiave slide “Boogie woogie dance”, al blues canonico di “There’s a train you can’t step out” e all’ironica “Friendship is a fuckin’ business”, che invece entusiasmano meno: la prima per il poco carisma vocale (almeno su disco, essendo anche la registrazione volutamente rough), la seconda per l’eccessiva lunghezza, essendo basata unicamente sulle sonorità di due strumenti “poveri” come ukulele e kazoo.

Le cover, dall'altro lato, appaiono invece un po’ buttate lì, sia come scaletta (ottima idea rispolverare il buon Rory Gallagher, ma “Hit the road Jack” e “The entertainer” tutto sono fuorchè chicche oscure da bluesman) sia come interpretazione (anche qui, decisamente troppo ukulele).

Si salva la “My babe” di Willie Dixon/Little Walter, suonata anche con buon piglio e intenzione, ma l’impressione che rimane al termine dell’ascolto dii un lavoro, comunque innegabilmente volenteroso e sincero, come “Wood & Steel” è che ormai ci siano in giro figli della suddetta scena one-man-band che hanno abbondantemente superato, quanto a resa, il papà.

---
La recensione El Bastardo - Recensione - Wood & Steel di Silvio Bernardi è apparsa su Rockit.it il 24/08/2019

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati