Hyaena Reading Europa 2013 - Punk, New-Wave, Blues

Europa precedente precedente

Post: rock, punk, atomico

Riuscire a superare le prime impressioni, è questa la sfida che pone all’ascoltatore questo album. Il forte segno dei Massimo Volume, unito a quello degli Ulan Bator, dei CSI e del corollario sonoro affine, come nel precedente lavoro, è ancora presente. Ma la sensibilità del gruppo italo-francese è cresciuta in modo esponenziale e, come se non bastasse, c’è una co-produzione artistica di tutto rispetto, grazie all’intervento di Fabio Magistrali (in precedenza all’opera con Afterhours, Bugo, Marta sui Tubi).

Le sonorità si avviluppano tra le parole, cullandosi tra delicatessen post-rock, asprezze post-punk, e financo richiami al blues più scarno. Le chitarre sanno esser taglienti così come ricamare dolci melodie, talvolta una batteria elettronica, severa nella sua essenzialità, marca il tempo, mentre accenni di synth ed effetti cercano di riempire lo spettro sonoro. Richiami a percorsi simili affrontati da Offlaga Disco Pax, Bachi da pietra e Santo Niente ci sono, ma intrapresi con passo fermo e sicuro. Ospiti non mancano, ma si tratta più che altro di sfumature per un progetto già fortemente strutturato. I testi, parte in italiano e parte in francese, sono fortemente ispirati e denotano un’attenzione particolare alle singole parole. Il concept dell’album è una rappresentazione della situazione socio-politica attuale dell’Europa (da qui il titolo), calata in uno scenario post-atomico. Una dissoluzione partita dall’alto, dalle decisioni delle classi egemoni fino a riversarsi nelle conseguenze sulle vite dei singoli, in una sorta di romanzo di formazione al contrario. Un potere distante, non rappresentativo, in cui il tradimento rispetto alle aspettative è compiuto con cosciente distacco (“Supprimez-vous et nous serons saufs / qu'attendez-vous couillons?”). La mancanza di una base di stabilità porta nel racconto a una socialità diffusa devastata che attraverso lo scontro, mancata la fiducia, si riduce pian piano fino a ridursi ad un noi contro loro, fino ad un ridursi ad un noi due in conflitto ed in ultima sede all’io, sempre più imploso in sé, al sicuro solo nella sua tana (“Steam, Vapore, Vapeur”), vinto forse, ma mai arreso.

Ed alla fine il lavoro, più che un disco, pur con i suoi momenti lirici ed i suoi suoni raffinati, diventa un metro del presente che stiamo vivendo, come un pamphlet fatto di carne viva.

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La recensione Europa di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2013-10-04 00:00:00

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