17/06/2013

Alle porte dell'estate, con il caldo che è arrivato anche su Milano, dopo un mese di piogge torrenziali e una certa sensazione di mancanza di qualcosa. Il dolore si è fatto suono, testo, parole, ancora suono. Oltre la sfortuna, oltre l'ormai, cosa vuoi che ti dica / vado avanti così finché dura / passo dalle vittorie alle sconfitte senza combattere battaglia alcuna.

Una registrazione greve, dura, dal peso imponente, che risucchia questa nuova voce di un Lietti che canta melodie vere e proprie, dilata le parole, non urla più. Intona una dimensione intima della percezione del dolore che trasuda dai testi importanti e che non lasciano speranza alcuna: le decisioni sono state prese, hanno portato delle conseguenze, e non si può più prendersela solo con la sfortuna. E la consapevolezza pesa. Viene da chiedersi come potrebbe esserci un dopo, con un ep come questo. Disarmante, sofferente, è il disco più umano ma al contempo più inafferrabile dei Fine before you came: si coglie questa atmosfera incombente, ma si ha la sensazione di non poter capire appieno questo peso. Troppo grande, troppo intimo, quasi che si stesse violando il momento della privata elaborazione di una perdita. Anche perché in un solo caso, “Discutibile”, Lietti scrive usando il plurale: “Battiamo i lividi per mantenerli sempre viola / Per ricordarci che san fare ancora male”. Nella altre quattro tracce il noi diventa io, e la parte musicale diventa lenta, spossante, anch'essa dilatata a costruire dei brani-mantra, avvolgenti ma al contempo furiosi, capaci di essere ora hardcore, ora post-rock, vuoti all'essenziale o ricchi fino ad esplodere. “Il pranzo che verrà” e “Una provocazione”, claustrofobici e urbani, ossessivi sia nella sezione ritmica che nelle chitarre, o “Dura” e “Discutibile”, che procedono per addizione fino ai grandi finali, pieni, pregni, accorati. E' un disco adulto nel senso letterale del termine, è il disco scritto e suonato da chi è a quel punto della vita in cui deve fare i conti anche con le cose che non vanno bene, ma senza le quali non si può vivere, quel punto della vita in cui le decisioni sono state prese, ed è necessario prendere atto di un cambiamento dal quale non si può tornare indietro.

Quello che resta alla fine dell'ascolto è comunque un senso di bellezza, come quando si assiste a un film triste, cupo, e uscendo dalla sala si parla poco ma si cammina un po' più vicini. Cosa ci sarà dopo lo vedremo alla fine del silenzio che l'ascolto di “Come fare a non tornare” impone.

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La recensione Fine Before You Came - Recensione - Come fare a non tornare di Chiara Longo è apparsa su Rockit.it il 17/08/2019

Commenti (2)

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  • BartoBortiano 17/06/2013 ore 20:51 @BartoBortiano

    Dovevano sciogliersi un disco fa

  • psic 18/06/2013 ore 09:24 @psic

    in effetti è il primo disco dei fbyc che riesco ad ascoltare per intero!
    vuol dire che qualcosa è cambiato veramente

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