m+a These Days 2013 - Pop, Elettronica

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Come se fosse di nuovo primavera.

Il mio locale preferito è a sud della circonvallazione esterna e si chiama "Surfer's Den". Adoro la sua atmosfera: tavole da surf appese al soffitto, fiori tropicali alle pareti, tende di bamboo alle finestre e un bartender fanatico di ingredienti esotici che condisce i mojito con l'estratto di cavalletta. Con un po' di immaginazione sembrerebbe quasi di essere nella Honululu di Murakami, se non fosse per il rumore delle auto che sfrecciano sulla strada in sottofondo. L'altra sera ci ho portato un mio amico. Ci siamo rilassati bevendo un paio di birre e ci siamo goduti il mood oceanico (senza oceano) e la luce soffusa delle piccole lampadine appese ai lati del fabbricato. Dopo un po' ce ne siamo andati perché iniziava a far freddo. È stato a quel punto che ci siamo chiesti: ma perché ad agosto qui non ci venivamo? Questo è il posto perfetto per morire di caldo in città. Peccato, sarà per il prossimo anno.
Per "These Days" vale un po' la stessa cosa: ascoltare un disco così con l'inverno alle porte sembra quasi contro natura. Sarebbe stato fantastico se fosse uscito due o tre mesi fa, quando fuori c'erano 35 gradi, e avresti potuto ascoltarlo di ritorno dalla spiaggia. O ancora meglio in primavera, quando la voglia di mare è tanto forte quanto disperata. Già l'artwork è una dichiarazione d'intenti bella e buona, con quei colori pastello saturati a bomba su un pattern di piume di uccelli tropicali. Potresti guardarlo per ore, per quanto è bello, mentre ti prepari per addentrarti nella loro elettronica ultra pop accompagnato da una piña colada fuori stagione, che annebbi la vista delle prime foglie che cadono fuori dalla finestra.

È chiaro sin dal primo ascolto che gli M+A hanno cambiato rotta. L'IDM si è apparentemente persa, lasciando il posto a sonorità molto più funk e soul che a tratti giocano con l'hip hop. Loro sono arrivati al nocciolo della questione: hanno dimostrato di saper fare non solo musica bella ma hanno definito anche delle linee guida tutte loro. D'altra parte, maturare vuol dire trasformarsi in se stessi, quindi è inevitabile che la personalità ne guadagni. Qui le suggestioni sono tanto vaste quanto ben metabolizzate: vanno da Beck ai Phoenix, ma anche agli ultimi Daft Punk e Mayer Hawthorne, creando un suono che è un insieme perfetto di spunti lontani tra loro e che nonostante questo mantiene un'identità molto forte.

In più c'è una dicotomia singolare: per certi versi l'antenato di "These Days" potrebbe essere "Fantastic" degli Wham!. Musica da ballare nei club, elettronica a cuor leggero divenuta uno dei baluardi della comunità gay anni '80. Della serie: stasera esco, non voglio pensare a nulla che non sia rimorchiare, voglio essere fantastico e circondato da gente fantastica e voglio glitter, glitter ovunque. Dall'altro lato è un disco molto più cervellotico e rifinito di quanto possa sembrare e richiede un ascolto abbastanza impegnativo per individuare i tanti dettagli nascosti e gli incastri dei loop, prendete "Down the West Side", "De-light" e "Midnight Radio", ad esempio.

In sintesi hanno tante idee, voglia di cambiare e, soprattutto, stile. Un disco veramente riuscito, divertente, elegante, figo. Buon autunno.

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La recensione These Days di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2013-09-30 00:00:00

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