29/04/2014

Un mix di musica popolare, jazz, canzone melodica e d'autore, atmosfere mediterranee: è questa la porposta della band modenese La Metralli, guidata dalla voce che avvolge tutto di Meike Clarelli. Reduci dal successo del 2012, quando hanno vinto il Premio Ciampi con il disco d'esordio "Del mondo che vi lascio", ora presentano ben 15 brani che raccontano le storie e gli amori di svariati personaggi, e parlano di venti e alberi, di viaggi e di sogni.

La strada che vogliono percorrere si capisce fin dall'inizio, con lo swing di "In tre passi", che si fa poi incalzante in "Ruggine e Carie". Più struggente e intensa "Piovevo", con cenni soul e più pop. Le canzoni scorrono e i generi si intrecciano, tra tocchi di world music ("Cesarina l'incendiaria" o "Maestrale", per esempio") e folk. C'è anche posto per spazi dilatati e dall'impianto decisamente rock, come in "Cantico dei viaggiatori", tra le più riuscite, forse perché si discosta dall'impostazione generale  dell'album.
Il jazz la fa da padrone nella batterie e nelle chitarre di "La Sciancata", bell'affresco delle buone capacità del gruppo e della qualità della loro musica. Ricorda qualcosa di Carmen Consoli l'arpeggio gitano e il cantato di "Meridies", che si trasforma poi in una sperimentazione quasi progressive, mentre fluisce rapida, pur durando oltre 7 minuti. Verso la fine, si ritorna alle melodie pop con "Per ogni respiro", mentre poco consistente è "Senza formula", che dà poco a chi ascolta. Si chiude con "Ponente", delicati vocalizzi su arpeggi di chitarra acustica che lasciano poi spazio a cinguettii di uccelli, in giusta contrapposizione a "Levante", che apriva il disco.

In definitiva, un lavoro ben fatto e di sicuro pregio. Ma che resta intrappolato nella sua sua ricchezza di stimoli e trame vocali, che si ripetono in alcuni punti e che affaticano l'orecchio. C'è la sensazione che, forse, 15 brani siano fin troppi, se non ci sono abbastanza idee per tenere alta l'attenzione. La Metralli può regalarci belle cose, ma deve puntare di più sulla sperimentazione, incoraggiando soluzioni che in questo lavoro già ci sono e che piacciono anche a chi mastica poco il folk di questo tipo. L'importante, comunque, è lasciare a casa un po' di manierismo e osare di più.

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