Leggi la recensione

Descrizione

Qualche grammo di gravità è il secondo album de La Metralli che esce a due anni dal primo Del mondo che vi lascio. Conta 15 tracce, tre delle quali erano presenti in una loro prima versione nell'Ep uscito lo scorso Novembre 2012, in concomitanza con la vittoria del Premio Ciampi 2012 (con Piovevo e La Sciancata).

CONCEPT
Questo disco viene dedicato dal gruppo a tutti coloro che hanno cercato e che stanno cercando qualche grammo della loro gravità, senza preoccuparsi del vento e di quanto a volte possa fare male trovare il proprio peso. La forza di gravità di cui si parla riguarda la capacità di cadere nelle cose con il proprio peso specifico, singolare, soggettivo, mentre intorno tutto si fa leggero, troppo leggero, inconsistente.
I grammi allora sono anche le tracce del disco, un misura infinitesimale di musica e di peso. Gli elementi che percorrono questo album sono il vento e le coordinate del tempo, un tempo non logico e consequenziale, ma circolare. Inizia con Levante (brevissima intro di solo voce e testo), ha un culmine in Merìdies (brano rock- psichedelico cantato senza testo in un tubo di 25 metri) e si conclude con Ponente che rilancia e si congiunge al suo inizio (chiusura che proietta il disco in un altrove di generi e atmosfere inconcepibile). Come se fosse trascorso un giorno, dall'alba al tramonto, passando per il mezzogiorno; come se fosse un cammino su una terra che gira intorno senza fare rumore e che ci tiene svegli col suo trattenerci a sé; come se fosse un libro che scorre dall'inizio alla fine, come se fosse una vita.
E così è stato interpretato da Sara Garagnani, che ha disegnato l'album che contiene un libretto, embrione di un libro illustrato di prossima uscita, che nasce per dare una possibile rappresentazione visiva alle mareggiate musicali de La Metralli. Il segno grafico è essenziale, piccole cose cadono come dettagli, come schegge di scene che prendono vita dalle parole e dalla musica della Metralli, per poi scivolare, cadere, gravitare in uno spazio spesso vuoto di senso logico e pieno di colore.

COMPOSIZIONE E SUONO
L'orizzonte musicale di questo ultimo lavoro si apre maggiormente rispetto al precedente, diventa più sofisticato a partire dagli arrangiamenti (che hanno raccolto il contributo di Davide Fasulo, curatore anche della produzione artistica), dalla ricerca dei suoni, dalle modalità di registrazione, fino ai testi.
La scrittura si protende nella ricerca di immagini al limite del loro senso logico, per aprirsi a fronti più analogici ed irrazionali. L'uso delle parole è a volte volutamente forzato nel contesto della frase, al limite, affinché ricostruiscano un senso che appartiene più ad una visione o ad uno stato d'animo che ad un concetto. Quindi dai testi emergono a risuonare non solo le metafore, ma le parti che le compongono: le parole.
Il disco è stato interamente registrato a 432Hz, la frequenza dell'accordatura naturale, scegliendo di non utilizzare la frequenza di riferimento imposta per convenzione il secolo scorso e generalmente utilizzata a 440Hz (frequenza del La del diapason a 440Hz) che è quindi più accelerata rispetto alla naturale predisposizione dell'essere umano. Secondo molti amanti della musica, l'accordo e il brano a 432 Hz risulta più bello per l'udito, è più morbido, più luminoso: più naturale per il corpo dell'uomo.
La ricerca specifica dei suoni per ognuno dei brani segnala una visione complessiva: ogni traccia del disco è un passo che ha cercato le proprie radici divenendo un preciso spazio soggettivo, disinibito ed emotivo. Una stanza assolata, uno scorcio o un angolo di corpo. Sono state usate 15 diverse modalità di presa della voce e delle chitarre, grazie anche alla straordinaria collaborazione e cura di Davide Cristiani, ingegnere del suono dell'album.
"Abbiamo lasciato in evidenza lo sporco, la crudezza, la fragilità, i fruscii, non volevamo pulire o nascondere nulla, come se i suoni dovessero attraversare una consistenza solida ruvida, in maniera autentica però, senza artifici, come accade quindi di cantare e suonare nelle cose e sulle cose. Come accade di cadere dentro le cose. Abbiamo manipolato tutto ciò che potevamo fisicamente, con le mani in maniera analogica. Abbiamo deciso di non fare un vero e proprio mastering ma un "antimastering", usando quasi nessun tipo di compressione e pochissimi effetti.
Il risultato è che tutto è più vicino, umano, presente, aperto. Come se lo si potesse toccare e guardare oltre che ascoltare." (M.Clarelli)
Anche con questo secondo disco è difficile collocare la musica de La Metralli in un genere preciso e definitivo, rimandando ancora alla definizione che il gruppo ha dato della sua musica: Avantique. Antico e contemporaneo insieme.

BIO
La Metralli nasce a Modena dall'incontro di Meike Clarelli – cantante, autrice e direttrice musicale del coro di donne migranti Le chemin des femmes – e Matteo Colombini, compositore e chitarrista di formazione classica e jazz. Si aggiungono successivamente la contrabbassista Serena Fasulo e la chitarrista Marcella Menozzi, il pluristrumentista Davide Fasulo e Cesare Martinelli, e diventano così La Metralli.
Insieme danno vita ad un progetto musicale d'autore che fonde le sonorità della musica popolare con influenze folk, elettriche, a tratti rock e poi per intervalla insaniae jazz e sperimentali. Ne scaturisce una musicalità dalla grande forza evocativa - a volte nostalgica, a volte ironica - che miscela gusti e stili differenti, invitando l'ascoltatore ad intraprendere un viaggio nell’alterità.
La Metralli vanta una partecipazione con un brano alla serie televisiva americana "Missing", trasmessa in USA sulla ABC e in Italia su Sky, alla realizzazione della colonna sonora per "Play Art", l’app per Ipad vincitrice del premio The Lovie Awards decretato dall’Accademia Internazionale delle Arti Digitali e delle Scienze a Londra. Nell'Agosto 2012 poi è stata la volta della finale dell'Umbria Folk Festival e subito dopo della proposta di una collaborazione con l'artista americana Ryat, su etichetta Ninja Tune. La vittoria del concorso nazionale del Premio Ciampi, e dei relativi riconoscimenti della SIAE e della FIMI riguardanti due dei brani contenuti in nell'EP, sono un grandissimo riconoscimento per la musica di questa formazione che con semplicità e grande convinzione sta compiendo un percorso molto personale nella scena musicale italiana. Firmano nel 2013 la colonna sonora del docu-film “Il tesoro sotto i piedi” assieme al coro di donne migranti “Le Chemin des Femmes”.

DISCOGRAFIA
Del mondo che vi lascio, è il loro album di debutto, uscito nel 2011.
Ep – La Metralli, 2012
Qualche grammo di gravità, uscita 31 Ottobre 2013

Credits

Meike Clarelli: voce e tubo corrugato di 25 metri
Marcella Menozzi: chitarra
Matteo Colombini: chitarra
Davide Fasulo: piano, programming, basso
Serena Fasulo: contrabbasso
Cesare Martinelli: batteria

Ingegnere e curatore del suono: Davide Cristiani (Bombanella Studios)
Registrato, mixato e masterizzato da Davide Cristiani
Produttore esecutivo: La Metralli e Valerio Lambertini
Disegno e progetto grafico: Sara Garagnani

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati