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album No USA! No UK! Nobraino - Nobraino

recensione Nobraino No USA! No UK! Nobraino

MArteLabel / Venus Dischi / Goodfellas 2010 - Cantautore, Rock, Folk

RECENSIONE
15/01/2011

Damerini romagnoli, lupi solitari col cappello a cilindro, saltimbanchi punk o tzigani, all'occorrenza. I Nobraino sono maestri del trasformismo e dell'ironia. E in questa prova che ha contribuito a lanciarli a livello nazionale ci si trovano belle idee, canzoni che hanno una capacità di scrittura sopra la media e soluzioni sonore complesse, pur nella loro immediatezza. Non per nulla, "No Usa! No Uk!" vanta la firma di Giorgio Canali. Un'impronta che lascia un certo segno. 

Si parte con "Grand Hotel", che introduce subito all'atmosfera da crooner di balera: c'è un sottofondo di tango, elettrizzato e rimesso nel frullatore delle chitarre. Ha avuto fortuna, come singolo, "La giacca di Ernesto", con un ritornello più pop degli altri, ma ricco di suoni, alcuni etno. Poi, le chitarre hanno la meglio e parte "Titti di più", un pezzo che li avvicina allo stile dei Virginiana Miller, anche per il cantato di Lorenzo Kruger e alcune progressioni di accordi. "Western Bossa" infila un altro colpo più cantautoriale, con la tromba e un tocco di latin. Particolare, ma non bellissima, invece, "Bifolco", ballata d'amore che non cattura troppo l'attenzione. "L'onestà monarchica", medieval-rock (ma col banjo) quasi combat in certi punti: agrodolce ritratto di un sovrano fin troppo perbene. Divertenti giochi di parole sono i protagonisti "In ogni caserma", mentre altra gradevole rock ballad è "Troppo romantica".  Infine, una buona chiusura (bestemmie a parte) con "Ballata stocastica": più elettricità, più incazzatura, noise e distorsori che ci riportano indietro ai favolosi anni '90 del rock italiano.

Insomma, un disco multiforme che rispecchia le varie anime della band. E che riesce ad attirare pubblici diversi, senza metterli in conflitto tra loro. Probabilmente andava fatta una selezione migliore dei pezzi, sfoltendo queli più deboli e facendo subito centro. Ma, nel complesso, resta un buon disco, che si ascolta sempre con piacere.

 

Tracklist

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