17/03/2003

Dedicato a chi è convinto che la musica klezmer sia argomento da intellettuali tristi e decadenti. E a chi abbia la voglia di fare conoscenza con la sua cultura millenaria, che affonda le radici nella letteratura e nel teatro yiddish, la lingua della tradizione ebraica. “Tredici canti”, in questo contesto, ricopre un ruolo importante: quello di sdoganare il klezmer e tentare di renderlo popolare a tutti gli effetti, cercando di superare la sua aura di musica destinata alla ristretta cerchia dei soliti pochi intimi.

Luca Faggella, attore e cantante non per caso (nel ’98 pubblicò un disco dedicato a Piero Ciampi), va al di là di una mera re-interpretazione scolastica ed ortodossa: egli prende a prestito la tradizione per poi inserirla in una visione all’interno della quale la spontaneità delle composizioni prende il sopravvento. E’ una musica travolgente quella proposta dai compagni di viaggio di Faggella, i Bus Ticket - band all’interno della quale troviamo artisti già affermati, come Lutte Berg degli Agricantus -, suonata con in testa la memoria degli zingari, amalgamata con echi mediterranei ed arabeggianti. Una sorta di world-music piegata alle esigenze del klezmer, divertente ed adatta al pogo più sfrenato. E che non sembri un’esagerazione. Luca Faggella riesce a condensare il tutto attraverso la sterminata tradizione yiddish (“Minnush”, “Il primo valzer”, “Chatzkele”, “La madre de esta novia”), ripesca addirittura Georges Brassens (l’anarchica, e non potrebbe essere altrimenti, “La cattiva reputazione”) e non rinuncia a qualche invettiva di carattere sociale (“Mare adriatico”, dedicata agli immigrati ed alle simpatiche legge emanate in loro, si fa per dire, onore).

“Tredici canti”, inoltre, ha vinto l’ultima edizione del ‘Premio Tenco’ nella categoria ‘miglior autore emergente’; per quel che ci compete, un premio meritato, non solo per il valore del cd, ma anche per la non indifferente dose di coraggio dimostrata nel concepire un’operazione del genere.

Storie di Note, l’etichetta che ha curato l’edizione del disco, si è dimostrata ancora una volta coerente con la sua, sia pur fresca, tradizione di etichetta al di fuori degli schemi del business ad ogni costo. La nostra musica, al di là di qualsiasi innalzamento di steccati, ha bisogno del suo coraggio e della sua vitalità.

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