Disco della settimana
album Trance44 - Appaloosa
20/01/2014

Quando si parla di Appaloosa, si deve per forza tirare in ballo i muscoli. Addominali, deltoidi, roba che serve per far tardi. Gli energumeni del sabato sera hanno realizzato un nuovo album e ciò sottende che torneranno a calcare i palchi di tutta Europa con il loro personalissimo show, fatto di sudore, precisione inumana e pulsioni dinamiche che ti spediscono in trance. Un caso raro, quello dei quattro livornesi, che ogni volta riescono nel loro intento con una semplicità assoluta, privi di sovrastrutture o pose. Fanno quello che gli piace, quello che vogliono, senza troppo guardarsi intorno per vedere cosa va e cosa no. Srotolano pezzi come fossero parte di una lunga suite, tutta giocata su meccaniche matematiche e ritmiche, infarcite di psichedelia e di psicotropia. Una band che ogni volta si rinnova, rimanendo sempre uguale a sè stessa.

E’ il caso di "Trance 44”, il loro quinto album, l’unico composto e suonato esclusivamente dai due membri storici della band, il polistrumentista Niccolò Mazzantini ed il batterista Marco Zaninello. Registrato tutto in analogico, sposta gli orizzonti sonori ad est. Armonie mediorientali la fanno da padrone tra i campionamenti e le sintesi, disegnando pattern jazzati come nell’intro “Amigo mio”, per arrivare dritti al punto con “Barabba (lu re)” e “Deltoid”, nate per far ballare e perdersi di nuovo nel trip hop velocizzato di “Jerry”. La title track ha un’incedere da cavalcata persiana, che cresce d’intensità, si scioglie nelle scale arabe per poi pulsare di nuovo. “Lattanzi” mantiene un ritmo nordafricano mentre il basso fa da bordone. Tutto veloce, i campioni la fanno sembrare un dub impazzito. Si arriva ad impennare con “Polfer”, che somiglia ad una base funky dei Calibro 35 con il diavolo al culo. Si torna nei ranghi psicotropi con la nomen omen “Super drug bust”. Poi si ricomincia, perchè da subito si scatena il loop in testa. Con loro è proprio così, difficilmente cerchi una traccia particolare. Rimetti il disco da capo fino a consumarlo, è quello è il fine.

Gli Appaloosa hanno perso un bassista per strada e ne hanno trovato un altro, Diego Ponte. Ai campioni c’è sempre la montagna Dyami Young. All’interno delle nuove tracce, graditi ospiti, Marina Mulopulos (Almamegretta e molti altri) alla voce, Simone Di Maggio (Almayer e molti altri) e Riccardo Gamondi (Uochi Tocki e La Morte) all'elettronica. Difficile poter dire di più senza parlarsi addosso. La musica degli Appaloosa, benchè tecnicamente complicata, è proprio semplice, così come la loro attitudine e la loro voglia, incredibilmente forte, di suonare. Dentro i loro dischi ci senti il sudore delle ore passate in studio, in cantina, in garage, in furgone. Ogni volta che portano il loro live all’estero, la gente impazzisce. Questo disco consolida la loro composizione ed alza l’asticella, tra techno spogliata, big beat basico e tante spezie iraniane. Sono passati 5 minuti, è già tempo di rimetterlo su.

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