10/12/2013

Ricapitolando: i Japanese Gum sono i genovesi Paolo Tortora, Davide Cedolin e Giulio Fonseca. La band esiste dal 2005, ha all’attivo l’album "Hey Folks! Nevermind, we are all falling down” del 2009 e un bel po’ di singoli. In questi anni ha portato la sua musica in tutto il mondo ed ha suonato insieme a gente come High Places, Victory At The Sea, A Hawk In A Hawksaw, port-royal e Giardini Di Mirò, giusto per dirne alcuni. Tornano quest’anno con un disco sublime: “High Dreams”.

Questo nuovo lavoro suona indecifrabile, come quando ti capita di cablare male il jack stereo delle cuffie e subito ti rapisce un effetto straniante, di musica talmente poco materiale che somiglia ad un ricordo. Impalpabile, evanescente ed al contempo roboante, per atmosfera più che per stile, mi rimanda immediatamente agli A Sunny Day In Glasgow, uno dei miei ascolti preferiti in ambito dreampop / shoegaze. Ma i Japanese Gum si vestono di quelle dilatazioni per strutturare una psichedelia di onde e di risacche, con un pulsare irregolare che sottolinea i passaggi senza sovrastare, non diventa quasi mai ritmo costante ma quando lo fa, fa muovere. Sono distanti, come se li ascoltassi in un’altra stanza e tentassi di decifrarne ciò che succede, dall’esterno.

Dietro quella porta immaginaria, sono contenute 9 tracce di valore assoluto. Si inizia con “Fine again”, nella quale loop eterei si fondono con voci che sembrano venir fuori dalle produzioni Brian Eno per gli U2, e si arriva a “Foam Made Floor”, coi chitarroni e le armonie vocali spettacolari. Dal singolo “Homesick”, con inserti etnici percussivi e rimbalzi elettronici che non si fa fatica a pensarlo live, alla chiusura di “Waterwall”, che si avvale della collaborazione di Jonathan Clancy, un ambient rarefatto che si fa ritmo cadenzato. Dagli episodi più kraut, totalmente soffocati dai side chain, come in “Keep Them Ignored” a produzioni più concrete tipo l'ottima “Corporeal”, che come suggerisce il titolo, potresti arrivare a toccarla. “How To Sleep Well” vede la collaborazione di Maolo Torregiani e di Lisa De Bernardi. E’ il mio pezzo preferito, un tornado che travolge voci e strumenti, li fa vorticare in aria ti dà l’idea di stare nell’occhio del ciclone, a godere.

Negli “High Dreams” dei Japanese Gum trovano spazio visioni, colpi d’occhio, immagini sfocate e tanta psichedelia contemporanea, in un gioco d’astrazioni che ti si appiccica al cervello proprio come farebbe la gomma giapponese. E’ uno degli ultimi disconi del 2013. Forse l’ultimo.

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