The Gluts Warsaw 2014 - Punk, Psichedelia, Noise

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L'altra faccia dello shoegaze. Qui non si balla, qui si va via con la testa.

La città di Varsavia ha ispirato numerosi artisti amanti dell’oscurità, dai Joy Division al Bowie del connubio con Brian Eno, Non stupisce quindi che The Gluts abbiano scelto di dedicare alla capitale della Polonia il loro primo album, respirando a pieni polmoni le immaginifiche atmosfere plumbee che quella città suggerisce. Il trio milanese torna 8 mesi dopo “Tears of Ink”. 9 pezzi ispirati più di quanto a stessa band sia disposta ad ammettere, dal sound dei Christian Death, dei Virgin Prunes, dei Bauhaus. Bordate infinite di effetti che ti chiudono la gola, feedback e noise controllato, sempre al servizio della canzone, suoni spanati, voce greve e basso pulsante.

Anche se le influenze sono a grandi linee le stesse, (sai, il post punk, la new wave, lo shoegaze, quelle cose lì) niente a che vedere con il sound delle band pesaresi (Soviet Soviet e Brothers in Law su tutti). Il pop qui manca, difficilmente ti vuoi mettere a ballare. Qui vai via con la testa. Psichedelia nera, cambi di tempo e di atmosfera, come nella opener “Rag Doll”, sorta di manifesto programmatico del disco. Quello che trovi in questo pezzo, se ti piace, lo troverai ancora e ancora, amplificato, sezionato, reiterato, nel resto del disco. Ritmiche rocciose, accellerazioni, joydivisionismi palesi (“Bad Man”), cavalcate noise che ricordano i Birthday Party (“Don’t tease me”, “Iceman”) accenni di stoner spaziale (“Please be patient with your dad”) e la prima apertura alla ballata, che arriva (troppo?) tardi, con il pezzo finale, “Dont believe in fairy tales”, ma la melodia non è mai chiusa, compiuta, è sempre corrotta da onde smagnetizzatrici di noise.

Il debutto su lunga distanza dei Gluts è una sfida: se hai tempo e voglia di perderti in esso, sarai soddisfatto a dovere, ti farai un viaggio niente male senza nemmeno il disturbo di cercare il pusher in strada. Se invece sei un ascoltatore poco pratico di percorsi oscuri, malsani, decadenti e corruttori, se non hai cattive compagnie o non sei mai stato nemmeno una volta sulla cattiva strada, non è il caso di partire da questo, risulterebbe troppo di genere / degenere. Tutti gli aggettivi comunemente negativi che ho appena usato, vanno letti come complimenti. Mi aspetto grandi cose dal vivo.

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La recensione Warsaw di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-04-11 00:00:00

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