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album SHOW, DON'T TELL - Fukada Tree

Fukada Tree

SHOW, DON'T TELL

2014 - Elettronico, Drum & Bass, Dance

RECENSIONE
04/04/2014

Un passo dopo l'altro, i Fukada Tree si dirigono verso quella che è la quadratura del loro cerchio. Che per inciso stavolta passa da coordinate leggermente diverse da quelle alle quali eravamo abituati. "Show, Don't Tell" è il nuovo EP, a poco più di un anno e mezzo di distanza dal precedente "Clementine", e si fa notare per un paio di caratteristiche. Innanzitutto i suoni, sono molto più curati rispetto a prima (merito anche del mixing di Madaski degli Africa Unite), e c'è un'attenzione notevole nell'equilibrio compositivo delle varie parti. Non stiamo parlando di dub da una botta, delay e via. Sopra le basse il ruolo del leone lo fanno i synth, che introducono queste inaspettate linee 90s, acid quanto basta per donare alla voce di Aram dei vestiti che pescano dal guardaroba della regina techno-pop Paris Grey, quanto dalla sempre-dietro-l-angolo Martina Topley-Bird.

Ovviamente si finisce per guadagnarne in eleganza, e i pezzi non si spingono troppo in là nel gioco di lancio del drop. A parte il primo, "Living In A Plastic World", a cui tocca il ruolo di opener e singolo di lancio, che subisce la pressione arrivando a mettere assieme influenze e aspettative in un modo che suona eccessivamente napolitan-barricadero. Quando la tensione si distende si respira meglio, fino a poter sentire tutti i dettagli, cuciti assieme in "Blaze Up Di Fyah" (la prossima volta meno 90s coi titoli però) o nella title-track, chitarra e synth che camminano agili e sanno quando esplodere. Completano il percorso il rap e gli scratch di Cario M e DJ Uncino e una finale, "Sound Of Landscape", dove tornano i vocalizzi a farla da padrone.

Cosa manca? Probabilmente la risposta è già dentro la loro musica, semplicemente i Fukada Tree hanno bisogno di compiere il passo decisivo e uscire da troppe maglie reggae-dub che anche a livello di immaginario li costringono un po' fermi. Questo EP mostra una spinta decisiva verso ambienti e suoni più UK che non siano solo Bristol. Bravi, ma li vorrei sentire ancora più malinconici e metropolitani. Confido nel prossimo lavoro.

Tracklist

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