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RECENSIONE
09/04/2003

Un disco pesante questo degli Africa Unite, il 10° di una lunghissima carriera iniziata quando in Italia si entrava nel tunnel degli anni ’80. Da allora, la band pinerolese è sempre stata fedele e coerente ai propri principi, musicali e politici, arricchendoli di volta in volta di significati fortemente attuali. “Mentre fuori piove” tiene quindi fede a questi presupposti, rafforzando se possibile il concetto e consegnandoci una band in grado ancora di fare faville.

È un disco da brividi “Mentre fuori piove”, un disco che fa del reggae un pretesto, perché di fatto la musica qui contenuta si dipana in mille direzioni. Non confonda quindi l’attacco fulminante de “La storia”, classico brano Africa stylee che subito scaccia ogni dubbio sullo stato di forma dei Nostri, ma che di certo non àncora le vostre certezze; i successivi brani, come ad esempio “Muoio, good-bye” e “Uguale”, rappresentano la summa del nuovo corso: il primo nel suo evolversi si fa dub per poi tornare alla dimensione reggae, mentre il secondo è soul che si fonde con blues e errenbì - e vale mille e più di tutti quei (presunti) singoli targati Usa. Sembra difficile credere a tanto leggendo queste righe, ma di fatto il combo sembra non conoscere più confini, imboccando dieci, cento, mille strade senza però mai perdere il filo.

“Mentre fuori piove” è un disco che spiazza, che non solo disorienta ascolto dopo ascolto e costringe a rimettere in discussione qualsiasi convinzione, ma che volta dopo volta si lascia scoprire, rivelando sfumature inedite ad ogni ‘play’. In più, le liriche di Bunna e Madaski sono come sempre incentrate sulla dimensione e sul cambiamento sociale, ‘istantanee’ di vita globale che pochi altri cronisti dell’oggi - forse nessuno - riescono a fotografare meglio in prosa. A ciò si aggiunga, come già scritto in precedenza, un nuovo gusto per arrangiamenti strabilianti, sia che si tratti di ritmi reggae/dub (“La storia”, “Rughe indelebili”, “In piedi”), di trip-hop (“Mentre fuori piove”), o di variazioni sul tema (“Ogni singola goccia”, ad esempio, è jazzy sopraffino, mentre la cover acustica di “What’s going on” è semplicemente magia, per non parlare della reprise della title-track con la complicità orchestrale degli Architorti).

Un disco (im)portante e - ribadisco - pesante nella storia della musica italiana, come pochi altri lo saranno quest’anno. Un acquisto obbligatorio, tra l’altro al prezzo suggerito di 13 euro.

Tracklist

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Commenti (1)
  • Aragostomisto 15/05/2009 ore 10:55

    Concordo con la recensione, si avverte nel disco una forte ricerca di contaminazioni black, che nell'ultimo album purtroppo sono state un po' perdute, introducendo accenni root e ragamuffin' un po' banalotti....speriamo gli Africa col prossimo disco tornino su questa scelta..

    > rispondi a @aragostomisto
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