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album Oxideyes - Victim Of Illusion

Victim Of Illusion

Oxideyes

2014 - Rock, Progressive

RECENSIONE
24/06/2014

“Oxideyes” è il secondo album di Victim of Illusion, otto brani di prog rock cupo e, a tratti, claustrofobico. La opener “The day that never comes”, con i suoi suoni ruvidi e tesi, sembra nata sotto un cielo scuro e minaccioso, punzecchiato qua e là da campiture elettroniche, seguita da “Jamie’s world”, dove un sound inizialmente più rilassato si tramuta in una cavalcata che termina in una suite finale ricca di intrecci fra chitarre ora frenetiche, ora rilassate. Approdo poi in derive più rilassate con “Somewhere”, e le chitarre si tinteggiano di colori più freddi, quasi shoegaze, per poi tornare in fretta a galoppare veloci insieme alla batteria, mentre “Season” suona come la pioggia che cade leziosa sull’asfalto, con quel suo incedere basso e scuro, ma più regolare rispetto ai brani precedenti.

Torniamo in fretta in spigoli sonori più acuti con “Crazy numbers”, che si snoda bene fra suggestioni ruvide e progressioni di synth ridondanti su strumentali funambolici, mentre in “Obsession” torno a navigare in acque minacciose, scosse a tratti da un’elettronica affilata ma mai invadente, e “Empty diary” sembra quasi la sua estensione naturale, il sound qui diventa un’onda che mi travolge e si infrange con violenza e rapidità. Siamo giunti alla fine con “Dancing in a cell” e le sue sonorità più nervose, veloci e taglienti che sfiorano i sei minuti, con liriche circolari e ripetitive.

Ecco, a fine di questo viaggio direi che il disco si guadagna la sufficienza, ma senza scuotere davvero l’udito dell’ascoltatore e il rischio di esser presto dimenticati è proprio lì, dietro l’angolo. Si può decisamente puntare più in alto o rimanere ancorati su queste sponde. Alla band la scelta.

Tracklist

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