22/04/2014

In questo secondo album di Davide Matrisciano c’è una canzone che è un perfetto riassunto di tutto il lavoro: si tratta di “Corrente elettrica e papaveri”, non a caso scelta come primo video (visivamente bruttissimo). Il brano coniuga il Battiato dei primi quattro album, evocato nell’apertura e nel cantato, a una melodia della strofa che ricorda le Orme del periodo 1971-1974; il ritornello è poi puro Battisti del periodo panelliano. Se “Corrente elettrica e papaveri” esibisce quindi tutte le principali coordinate musicali entro cui si muove il disco, al tempo stesso ne evidenzia uno dei limiti più grossi, ovvero la precarietà metrica dei testi, a volte fuori sincrono rispetto alla musica: lungi dall’essere un interessante esperimento (peraltro: quale esperimento? È roba antichissima, di 30-40 anni fa), risulta essere solo un errore, peraltro frequente nel disco. Se si aggiunge pure che a volte la voce stona (non in questo pezzo, ma nel resto dell’album), siamo di fronte a pecche imperdonabili.

Altro forte limite è una volontà di emulare il linguaggio di Battiato così palese e forzata da rasentare l’involontaria parodia: versi come “Una cupola spermatozoica / riposa in pace / con monotonia” (“Corrente elettrica e papaveri”) o “Occhi affetti da mixomatosi / fanno collidere totalmente i miei sensi” (“Armonia irreversibile”) parlano da soli. Su un titolo come “Quel camino emette sinfonie” meglio non pronunciarsi: basti dire che evoca il ricordo del Corrado Guzzanti che proferiva espressioni come “secerne muco”.

Verità e giustizia vogliono che si sottolinei come in “Il profumo dei fiori secchi” non manchino spunti interessanti. Un esempio per tutti: l’apertura luminosa, quasi da romanza ottocentesca, di “In aria per sempre”, cui segue un ponte che interrompe la magia, la quale per fortuna riprende nel ritornello.

Il vero punto di forza del disco sta nelle sonorità, che riescono facili a Matrisciano, dato che nel primo lavoro “Traffico di pulsazioni” si era mosso nei territori dell’ambient, e nel modo in cui è suonato. Ma sarebbe strano il contrario, dato che il musicista campano può permettersi di sfoggiare un ensemble di ospiti che è un vero parterre de roi: alle tastiere ci sono Paolo Polcari (Almamegretta) e Lodo Guenzi (Lo stato sociale); alle chitarre Cristiano Lo Mele (Perturbazione), Lorenzo Corti (Le luci della centrale elettrica), Marco Bachi (Bandabardò), Cesare Malfatti (La Crus), Saro Cosentino (Battiato, Peter Gabriel, Peter Hammill), Andrea Braido (Mina, Vasco Rossi, Zucchero); al basso Massimo Ghiacci (Modena City Ramblers), Massimo Jovine (99 posse); al violoncello Mattia Boschi (Marta sui Tubi); al violino Nicola Manzan (Bologna violenta) e Davide Arneodo (Marlene Kuntz); alla celesta Carlo Boccadoro (Battiato); alla batteria  Claudio Romano (Antonella Ruggiero); a tromba e flauto Sauro Lanzi (Casa del vento); alle voci Luciano "Varnadi" Ceriello, Zorama, Fabio Cinti, Principe e Socio M. In ogni brano suonano almeno due ospiti, conferendo così al lavoro quel tocco di professionalità, precisione ed espressività che manca quando tutto pesa sulle spalle del padrone di casa.

Date le pecche di fondo, non si riesce a capire come Matrisciano sia riuscito ad avere tanta credibilità presso un così elevato e qualificato numero di musicisti: se si leva il loro apporto, infatti, “Il profumo dei fiori secchi” svanisce quasi del tutto. Se del talento c’è, andrebbe coltivato ed educato musicalmente. Chi vivrà, vedrà. 

Tracklist

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