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album Per tutti - Riccardo SinigalliaPrimascelta
RECENSIONE
24/03/2014

Il nuovo album di Riccardo Sinigallia non è un ritorno. Per usare le sue stesse parole, è una rigenerazione. Il cantautore romano non ha mai raccolto ciò che ha seminato, in termini puramente personali. Ha condiviso per anni il suo modo di scrivere ed arrangiare i pezzi, collaborando in maniera evidentissima ai successi di Niccolò Fabi, di Max Gazzè e determinando il nuovo stile che renderà famosi i Tiromancino. A metà degli anni '90 la sua faccia è diventata nazionalpopolare per il ritornello di “Quelli che benpensano” di Frankie Hi-Energy, grazie al video in heavy rotation. E poi cos’è successo? Aspettami oppure dimenticami. Lo ritroviamo nel 2003, con il primo album solista ed un singolo, “Bellamore”, malinconico e bellissimo. Poi altri album e produzioni, come Luca Carboni e Coez. Sembrava quasi che a 40 anni suonati si volesse affermare dietro le quinte e lasciare agli altri la ribalta, le luci, le foto, il palcoscenico.

E invece: 9 canzoni pubblicate dalla Sugar di Caterina Caselli, raccolte dal titolo “Per tutti”, che in realtà pare ironico, dal momento che alcuni pezzi per tutti non sono proprio. Come sapete, quest'anno Sinigallia era a Sanremo. Ora, avete presente gli album degli artisti che escono a ridosso del Festival no? I più furbi fanno il greatest hits con il pezzo sanremese, i più pigri ristampano l’album vecchio col pezzo nuovo quelli che proprio se la sentono ne scrivono qualche canzoncina giusto per. Riccardo Sinigallia invece scrive l’album della vita.

“E invece io, ci fossimo mai separati, sarei forse meno soggetto agli attacchi della mezza età”, queste le prime parole di "E invece io" dopo quasi due minuti di pianoforte e chitarra acustica, in un crescendo nostalgico e amaro, che apre a quella nota maggiore che non ti aspetti mai, che gli dà un tocco di prog, il lato oscuro di “Anima Latina” di Battisti. Una lunga suite di strumenti acustici ed elettronici, come da tradizione. Struggente e per niente liberatoria. “Prima di andare via” ha una struttura strumentale molto simile a “La descrizione di un attimo”, comunque scritta da Sinigallia. Quel chitarrino che somiglia ad un Manu Chao nel paese nel quale il dittatore è Robert Smith e una nostalgia che fa venire il magone. “Una rigenerazione” era l’altro pezzo sanremese. Un lento funk con quegli accordi tristi per i quali Riccardo è subito riconoscibile. I primi spiragli di apertura, nonostante la rima “sole / cuore”. “E sei ancora giovane, come la prima volta, per una volta ancora” non sono parole a vanvera. Quando arriverete ai 40 ve le ricorderete con un brivido. La title track ha un impasto più elettronico ed un testo aspro nei confronti dello show biz. Musicalmente, un moderno Lucio Dalla del periodo Roversi.

Una storia a sé merita “Io e Franchino”, un folk tra Elliott Smith e il Sufjan Steven di “John Wayne Gacy”, un racconto a nervi scoperti su di un’amicizia dei tempi delle occupazioni, dei centri sociali e del farsi di tutto. “Non rimane più niente che mi fa più paura di me.” Intensissima. “Le ragioni personali”, è il pezzo di gran lunga più commerciale e (ma le due cose non sono collegate) quello che mi piace meno, nonostante la sezione fiati soul tenga il tutto su con maestria. “Che non è più come prima” è una metacanzone, un’interessantissima riflessione sul mestiere del cantautore, con un sottotesto intimo. “Un musicista si sa, che si misura con l’ambiente, altrimenti non è che un mestierante, uno che ha perso l’entusiasmo delle prime volte, ma che rimane un dilettante, come te, come avrei voluto essere per sempre.” Tempi dispari e falsetto tremendamente accattvante, un Big Babol attaccato al cervello. Dulcis in fundo, in senso letterale, “Tu che non conosci”, un pezzo acustico e sognante, forse non il più bello del lotto, ma che regala un’apertura degna della primavera anticipata di questi giorni.

Quest’album l’ho ascoltato davvero tanto. In casa, in macchina, in bici, l’ho assaporato come si fa con le cose che devono durare e ancora non mi stanca, cosa rara di questi tempi. Complessivamente è il disco meno cupo di Riccardo, intriso di una naturale malinconia frutto dell’età ma anche proiettato verso il futuro con lo sguardo di chi non è cresciuto a gentilezze. Però presente, consapevole. Vero. Come dicevamo all’inizio, una rigenerazione. Un disco perfetto per chi non ne può più delle etichette, per chi non vuol stare ottusamente dalla parte dell’indie o del mainstream, nemmeno si parlasse di squadre di calcio. Semplicemente consigliato.

Tracklist

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Commenti (5)
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  • valiumpost 24/03/2014 ore 20:40

    Per me è un papabilissimo "disco dell'anno", sicuramente sin ora quello che mi è piaciuto di più.

    > rispondi a @valiumpost
  • enzosa 29/12/2014 ore 15:49

    complimenti a valiumpost per averci visto lungo!

    > rispondi a @enzosa
  • briciola 08/01/2015 ore 17:49

    Grande stile.

    > rispondi a @bricklas
  • valiumpost 10/04/2015 ore 16:00

    enzosa Beh, scusa. Non sono mica in giuria al Tenco o chissà dove. Ora posso dirlo: Per me rimane ancora il disco italiano dell'anno (2014). Tra quello che ho ascoltato non ho trovato nulla di altrettanto bello, intenso, sensato.

    > rispondi a @valiumpost
  • annadlr 16/06/2015 ore 12:52

    stupendo!

    > rispondi a @annadlr
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