24/02/2015

La fine che coincide con l'inizio, la morte per una nuova vita, il tramonto che precede una nuova alba. È il cosiddetto cerchio della vita che si chiude perfettamente nelle contraddizioni estreme. Secondo questo assunto “La fine di settembre” non è che l'inizio di un nuovo percorso, quell'anno nuovo che non è mai cominciato a gennaio, ma d'autunno, con la caduta delle prime foglie sulle spalline del cappotto.

Il titolo dell'ep - omonimo dei suoi esecutori - è concettualmente reso nell'artwork di copertina e più in generale l'intero disco partecipa alla coerenza d'intenti espressa nella presentazione. Il carattere stoner domina prepotentemente l'assetto melodico e i pezzi, che ricordano a tratti (ma solo a tratti) i Pearl Jam di “Ten”, si sviluppano pressoché tutti alla stessa maniera: intro strumentale, strofa, ritornello, bridge, chiusura. La voce, protagonista solo dopo la chitarra egocentrica, è spinta da cori che in alcuni punti appesantiscono l'impianto testuale, che si avviluppa su se stesso mentre racconta di vissuti personali, disagi, inafferrabili amori, cose “che parlano di te”, con l'eccezione a norma di regola rappresentata da “Il Dialogo”, che nella sua struttura ben definita e solida porta però un po' di brio dal punto di vista della scrittura, regalando all'ep quella marcia in più di cui avrebbe bisogno l'intera scaletta.

I ragazzi sanno suonare eppur cercando di variare non riescono ad allontanarsi da quella che sarebbe stata un'ottima produzione nel 1998, ma che oggi deve azzardare e spingere ben oltre per farsi apprezzare completamente.

 

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