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RECENSIONE
08/05/2014

Andrò dritta al punto dicendo che questo album è un signor split, fatto con le contropalle, una bombetta a mano davvero incandescente, un viaggio a perdifiato fra sonorità davvero cazzute. Saltando i convenevoli delle presentazioni varie delle due band, che potete benissimo cercarvi da soli, passerei subito in rassegna i brani.

Menzione d’onore ai titoli dei tre pezzi de Gli Altri, molto evocativi, e il contenuto non è da meno. Se nel lavoro del 2012 le strutture sonore erano più ampie e spaziose, qui la band ci rinchiude in stanze claustrofobiche e strettissime; prendiamo ad esempio la opener “Progettare un luogo”, con il suo attacco frenetico e rapidissimo e i suoi riff decisi che si rilassano improvvisamente in momenti più quieti, ma sempre, di base, nervosi. La band si inoltra qui nello screamo, sputandoci in faccia growl ignoranti à la Fine Before You Came, fino a giungere in “Generare il vuoto”, che disegna spazi più aperti con quella batteria galoppante che restituisce per un po’ il fiato, per poi far tornare in campo il cantato rugoso che squarcia le atmosfere. “Disegnare il moto” sembra lo scorrere ansioso del tempo e i suoi lunghi strumentali sono fatti di rullate cucite sui bordi delle chitarre distorte ed eteree.

La stanza si restringe poi ancor di più con l’entrata degli Uragano e la loro lenta cavalcata oscura di “Amy”, nove minuti di basso super distorto e chitarre acuminate in bilico fra bordoni, sludge, doom e evocazioni di paesaggi in declino, oscuri e minacciosi. Dopo il breve intermezzo de “L’interludio”, che è la restituzione del fiato diventato ormai corto, si passa rapidi a “238 Chilometri”, che è follia noise e la rabbia dell’hardcore si fonde a brevi momenti più lenti, mentre la batteria angosciante e il basso cupissimo fanno tutto il resto, conditi dal growl tirato fino agli estremi.

Lo split risulta rapido e coinvolgente, tirandoti dentro senza pietà nel suo vortice frenetico, senza scampo, asciugandoti bene e inchiodandoti alla sedia. Un ottimo lavoro degno di nota che non stanca, nemmeno dopo molti ascolti e, quando le cose sono fatte come si deve, il risultato è lampante, come in questo caso. Bravi.

Tracklist

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