04/04/2015

Il rimando non può che essere a lui, il compianto Pino Daniele, colpevole di aver portato nel bel paese quel tanto di musica nera che bastava non solo a conferire nuovi colori alla canzone d’autore italiana, ma anche a dare adito ad una nuova generazione di musicisti ansiosi di mischiare Miles Davis con Domenico Modugno.
“Vicolo Riccardi n° 1” è il secondo album di Ugo Cattabiani, cantastorie che ruba slide guitar e riff dal blues per  mescolarli ad una vena più propriamente autorale. Ed è sempre curioso osservare come il risultato, tanto negli illustri precedenti, quanto in questo gradevolissimo album, riesca comunque ad assumere un sapore addirittura più mediterraneo di quello della tradizione.

“Vicolo Riccardi N°1” è un album che racconta di vita vissuta, di storie origliate nel silenzio, attraverso una finestra aperta su una vita a volte crudele, ma sempre ironica. Se in molti casi la narrazione e le tematiche sono affrontate con un piglio naif, è pur vero che le liriche di Cattabiani non scadono mai nel banale, anche grazie ad un certo gusto per il gioco di parole e per l’assonanza (basti pensare all’ultimo ritornello de “La Scatola”: “senza mandibole, senza mandragole, con cento erbe e guai, senza manopole”). Più che altro, è la puzza di vino e gin emanata dai testi a farti dimenticare gli eventuali difetti e a inculcarti, soprattutto nei pezzi più andanti, quell’idea di gioco e di divertimento che sottende tutto l’album. Questi brani, però, sono quelli in cui si sente di più l’influenza oltreoceanica: quello di “Perderò” è il classico giro blues, mentre nel “Blues dell’Addio” sembra di sentire l’eco del Bob Dylan di “Blonde On Blonde”. Ma ad alternarsi alla baldoria, ci sono anche i momenti più introspettivi, quelli nei quali si raccolgono i cocci di un’esistenza che, tutto sommato, sembra disperata. In questi casi, a prevalere è il gusto per il jazz, con quell’onnipresente sax alla James Senese che conferisce alla malinconia una sfumatura alcolica e dissipata, che, alla fine dei conti, suona anche rassicurante (“Vicolo Riccardi”, “Intermezzo”, “Ballata Dell’Uomo Che Fu”).
Il nostro cantautore trova anche il tempo di prendersi gioco dell’ascoltatore: ascoltando l’intro de “Lo Scioperato”, con la famosa citazione dell’Alberto Sordi de “I Vitelloni”, ci si aspetta la classica tirata buonista sul lavoro; e invece no. Il pezzo è strumentale, come se Cattabiani avesse deciso sul serio di scioperare dall’impegno civile. Il brano meno riuscito, invece, è “Fitzgerald”: la musica e le parole sono poco originali e, in generale, l’esaltazione dello scrittore americano scade troppo spesso nel cliché.

“Vicolo Riccardi N° 1” è un buon album, scritto e assemblato con una precisa idea non solo della musica, ma anche della vita. Un’idea accostabile, in fin dei conti, all’attitudine esistenziale di un Bukowski un po’ meno lirico e più scanzonato, un po’ meno profondo ma più caciarone, che si diverte a fare il poeta senza crederci troppo neanche lui, ma giocandosela fino in fondo perché non ha nulla da perdere. Del resto, alla fine dei conti, per citare qualcuno, è solo un trucco. 

Commenti (33)

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  • Ugo Cattabiani 15/07/2017 ore 12:27 @ugo.cattabiani

    Ciao a tutti.

    Vi ringrazio molto per l'attenzione che avete posto nell'ascolto del mio "Vicolo".
    Alcuni commenti mi hanno convinto - non esagero - a stringere i denti e a proseguire con l'attività di cantautore. Le critiche, al pari, mi hanno fatto riflettere in maniera sempre costruttiva, stimolante, sulla reale possibilità di migliorarmi.
    Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal dibattito sulla musica (made in Parma e non solo) che è scaturito dal confronto serrato tra alcuni di voi, anche grazie al recensore Giovanni Flamini che ha innescato la scintilla con i suoi giudizi ben argomentati.
    Mi farebbe piacere farvi ascoltare il mio più recente album "Malaccetto", sempre qui su Rockit, e naturalmente leggere i vostri commenti, se troverete tra le tracce del disco qualcosa di interessante: https://www.rockit.it/ugocattabiani/album/malaccetto/36788
    Grazie ancora, di cuore, per la vostra vicinanza.

    Ugo

  • Giovanni Flamini 15/07/2017 ore 12:37 @JoeBatta

    Grazie mille Ugo, faccio di tutto per farlo assegnare a me!

  • Ugo Cattabiani 15/07/2017 ore 13:04 @ugo.cattabiani

    Giovanni, sei molto gentile, grazie. In realtà, con l'assegnazione automatica, una breve recensione è già stata fatta. Non ti nascondo che speravo in un approfondimento "alla tua maniera" ma non posso (e non voglio) lamentarmi. Anche solo un commento a margine del disco sarà oltremodo gradito. A presto, ciao!

  • simonap83 31/08/2017 ore 18:14 @simonap83

    ....ieri mi sono risentita alcune canzoni su youtube e mi emozionano ancora!!!

  • revio71 01/09/2017 ore 15:35 @revio71

    Ballata dell'Uomo che Fu, l'Interno. Sono canzoni che non cedono di un millimetro......

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