Gentless3 THINGS WE LOST 2014 - Cantautoriale, Indie, Alternativo

Disco in evidenzaTHINGS WE LOST precedente precedente

C'è il folk, il blues, persino il grunge. Il lavoro migliore dei Gentless3

Ep anomalo - quattro inediti più quattro cover incluse nella versione digitale - “Things We Lost” è il lavoro migliore dei Gentless3. Perché è quello messo meglio a fuoco, senza incertezze né riempitivi. Poche mosse, quelle giuste: incattivire i suoni, irrobustire gli arrangiamenti, innalzare le ambizioni. Quanto basta per una band che da sempre ha un immaginario ben definito - sonoro ma anche visivo, vedi le splendide copertine - in cui niente è lasciato al caso e all’approssimazione.

L’iniziale “Death Row Information” - che raccoglie frasi vere di veri condannati a morte in Texas - è un misto di folk e blues sgranato. Quasi una versione anglofona di Cesare Basile, con il quale pare esserci una fascinazione comune per certi poveri diavoli, oltre che un disprezzo conclamato per certi ricchi cialtroni. Le note dolenti - nel senso di malinconiche - arrivano con “My Name”. Un bellissimo brano, insolito per costruzione e per intenzioni, tipo degli Screaming Trees allo stato brado. I Gentless3 fanno partire una sorta di grunge affilato e trattenuto, qualcosa che si avvicina al concetto di ballata folk ma che conserva il rumore di fondo di un rock’n’roll sparato ad alzo zero. Nella desert session della band ragusana c’è però un approccio meno valvolare e primitivo rispetto ai modelli americani.

I duetti con Fabrizio Cammarata, Fabio Parrinello (Black Eyed Dog) e Luca Andriolo (Dead Cat In A Bag) permettono all’ep di abbinare nuovi colori alla vocalità scura e drammatica del cantante Carlo Natoli. D’altronde il nero sta con tutto e su tutto. Prova ne è la cover di “Change (In The House Of Flies)” dei Deftones, apparentemente quanto di più lontano ci possa essere dai Gentless3. E invece questa interpretazione obliqua e a volumi bassi esalta il minimalismo raffinato della band, rispettando allo stesso tempo lo spirito di un gigantesco classico del nostro passato prossimo.

---
La recensione THINGS WE LOST di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-05-06 00:00:00

COMMENTI (6)

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia
  • clapbands.clapbands 7 anni Rispondi

    sarei curioso anch'io

  • DistortedGhost 7 anni Rispondi

    i "seguaci" dei J Division ? "non certo un genere che ci ha regalato novità anzi, tutto il contrario.." ??? BOO??? io sarei curioso che avrebbe detto J.Peel di queste castronerie.

  • clapbands.clapbands 7 anni Rispondi

    capisco però sarebbe bello sapere cosa avrebbe detto peel di tutti i "seguaci" dei joy division (grande band) e in generale della new wave, non certo un genere che ci ha regalato novità anzi, tutto il contrario..ma al di là del grande peel e di quello che disse, volevo sapere da te qualche nome/progetto che si possa definire nuovo, non sentito prima in qualche modo (semplice curiosità per farmi un'idea)

  • DistortedGhost 7 anni Rispondi

    E mica diceva sempre cosi J.Peel ? Quando hanno fatto le sessions per lui joi Division piuttosto che i B.Party per.es. di sicuro non l'ha detto, ma ascoltando roba del genere assolutamente priva carattere l'avrebbe sicuramente detto.

  • clapbands.clapbands 7 anni Rispondi

    hey ghost, mi faresti qualche esempio di genere, musica, chiamalo come vuoi, che non hai già sentito (mia curiosità)?

  • DistortedGhost 7 anni Rispondi

    J.Peel in questi casi avrebbe detto : " io queste cose qui le ho già sentite....."