Sprained Cookies Drifted On An Oaken Mirror 2014 - Sperimentale, Psichedelia, Blues

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Luci diverse e nuove prospettive: itinerari lisergici, danze attorno ai falò, il nero, il calore, la notte coi suoi mille significati, e su tutto le stelle.

Un viaggio è una scoperta, sempre, di territori nuovi, di luci diverse, di prospettive sghembe o capovolte, e della nostra capacità di cambiare per affrontare ostacoli e assorbire stimoli di volta in volta differenti. Così il percorso attraverso “Drifted on an Oaken Mirror”, tra spigoli, superfici lisce, tra buio e lampi improvvisi, in un sentiero cangiante e psichedelico di caldo e new wave, rock e sad ballads immerse fra organi e praterie, in un costante peregrinare sonoro che pare non fermarsi su alcuna sponda per proseguire piuttosto nel suo viaggio sonoro.

“Mental Room” apre spalancando le braccia orchestrali a un passato scuro e denso, ha un che di gotico e un piglio inquieto, e “Music Sucks” conserva il freddo e il bianco e nero aggiungendo però un tiro ribelle e trascinante, una sorta di aspirazione punk che evita esplosioni di colore. Ma già con “The Best Weapon” troviamo nuovi territori: sguardo dritto all’America, adrenalina, blues e sperimentazioni che sanno di progressive, e ancora la chitarra ariosa da spazi apertissimi e serate country fatte di lunghe passeggiate sotto astri silenziosi e iperluminescenti di “Orchids Pyre”, come pure “Lonely Are the Brave” che aggiunge però innesti sixties e fiori nei capelli . Eppure basta fare pochi passi per imbattersi in “Two Strings” che avvolge in trame porpora tra il sapore deciso del tango e le paure di una notte spessa e profonda, e poi in “Until Your Hands” che è un morbido scivolamento fra sogni malinconici, e “UO53 (That’s Me Dazzlin’)” che proietta immediatamente in un club fumoso e lascia intuire seduzioni nascoste.

La chiusura affidata a una cover che somiglia moltissimo all’originale (“Anemone” dei Brian Jonestown Massacre): così si conclude il viaggio degli Sprained Cookies, giunti al primo vero album con le tasche zeppe di influenze, stimoli, luci diverse e nuove prospettive, tra itinerari lisergici, danze attorno ai falò, il nero, il calore, la notte coi suoi mille significati, e su tutto le stelle, e sotto le stelle noi, in un costante peregrinare che pare non fermarsi mai.

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La recensione Drifted On An Oaken Mirror di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-09-01 00:00:00

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