10/06/2003

Penso - e credo - che sarebbe fin troppo facile, soprattutto da queste colonne, distruggere l’opera prima di Marco Castoldi (al secolo Morgan dei Bluvertigo), anche solo per il gusto di parlare male di un personaggio che ha messo su un baraccone molto spesso protagonista più per fattori estranei alla musica che per la produzione artistica in sé.

Sarebbe forse una bella soddisfazione, ma non renderebbe merito a un disco che nella sua ruffianeria intrinseca riesce, sempre e comunque, a costringerti al ‘repeat’. Affermazione, questa, che per molti risulta già una bestiemma e potrebbe denotare un evidente processo di rincoglionimento del sottoscritto - il quale, senza problema alcuno, ma hai osato spendere parole d’elogio per la creatura principale del Castoldi. Eppure…
…eppure “Canzoni dell’appartamento”, signori miei, è un’opera che non può essere ignorata per il solo fatto di essere il parto di una mente dai più considerata schiava di alcune sonorità - o, quantomeno, solo a quelle di esclusiva provenienza eighties. E mi rivolgo quindi a tutti quei detrattori i quali preferiscono evitare l’oggetto in questione piuttosto che dedicargli un rapido e fugace ascolto; che basterebbe per capire lo spessore dell’opera in sé, al di là di colui che l’ha concepita. E forse già l’attacco di “Altrove”, brano d’apertura scelto come singolo, potrebbe farvi ravvedere: sulla ritmica presa pari pari da “Stand by me” di Ben E. King si staglia un maestoso arrangiamento d’archi che mai risulta ‘barocco’, bensì elegante e raffinato - nonché assassino per le vostre orecchie. Non stona neppure la successiva “The baby”, cazzona nel suo incedere fin troppo dolciastro ma perfettamente inquadrata nello spirito del disco; appena più impegnativa “Crash”, costellata da un azzecatissimo arrangiamento fiatistico. “Aria” è invece la classica ballata generata da precedenti dissidi amorosi (facile indovinare la protagonista), mentre “Non arrossire” è la cover di un misconosciuto brano di Giorgio Gaber qui rivisto in chiave quantomai classica.

Rispettano il copione sia “Me” che la successiva “Se (if)”, quest’ultima rifacimento poppettoso(à la Beach Boys per intenderci) del pezzo omonimo di Roger Waters, mentre è “Italian violence” a sembrare pinkfloydiana nel suo evolversi. “Heaven in my cocktail” è gommosa, con il fender rhodes a tracciare i contorni evidentemente ‘danzerecci’. Si chiude poi con “Le ragioni delle piogge” (con un’interpretazione notevole di Morgan) e “Canzone per Natale”, due brani degne della migliore tradizione cantautorale italiana.

Insomma, un disco che in definitiva merita l’ascolto per intero, e non si limita a soddisfare solo la pura curiosità. Può sempre darsi che ci facciate un pensierino: di musica buona, qui dentro, ce n’è… nonostante tutto.

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La recensione Morgan Marco Castoldi - Recensione - Canzoni dell’appartamento di Faustiko Murizzi è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

Commenti (11)

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  • Faustiko Murizzi 17/06/2007 ore 13:23 @faustiko

    era da tempo che non mi sentivo gratificato...

    :]

  • Faustiko Murizzi 25/06/2007 ore 15:15 @faustiko

    non male... peccato che arrivi solo con 4 anni di ritardo... svegliaaa!!!

  • lorenzo grasso 24/03/2009 ore 14:37 @sushiecoca

    leggo questa recensione
    ad anni di distanza e rimango veramente basito.
    Non capisco davvero come si possa giudicare in termini tali un bel cd come l'opera prima di Morgan.
    Altrove è uno dei brani che ha fatto breccia in tantissime teste, teste diverse tra loro, un brano con un testo per nulal banale e che sa usare non solo la musica e le parole ma soprattutto le pause e i silenzi per comunicare.
    Un cd bello, vero, suonato benissimo, con molti richiami ma con una sua identità, forse che si perde un pò nel finale per questa mania dei nostri cantanti di andare oltre le 8 tracce per forza.
    Ma un disco davvero da avere a casa

  • Faustiko Murizzi 24/03/2009 ore 18:03 @faustiko

    Sì, forse sono stato un po' troppo severo nei confronti di questo disco... ma é altrettanto vero che rispetto alle potenzialità che ha, Morgan a tratti scade nel manierismo, quasi a voler dire: "Guarda quanto sono bravo e intenditore!". E questo atteggiamento é odiosissimo...

  • Saverio Luzzi 25/03/2009 ore 09:37 @saverioluzzi

    A mio avviso nella critica musicale italiana c'è sempre stato un atteggiamento molto (troppo) critico nei confronti di Morgan.
    Ricordo che il "Mucchio" non vedeva bene i Bluvertigo (almeno all'inizio) per motivi che a me sono sempre sfuggiti.
    Naturalmente il discorso è molto più ampio e non si riferisce, se non in parte davvero minimale, alla presente recensione di Fausto.
    Il Morgan "personaggio" spiazza. A volte sovrasta il Morgan "musicista" e porta a giudicare quest'ultimo alla luce del primo (cosa non sempre giusta, in quanto lo si fa, appunto, da "spiazzati").
    Non so se anche Fausto sia rimasto anch'egli, involontariamente, un po' "spiazzato"...
    Non vorrei fare della psicanalisi da quattro soldi, ma credo che il Morgan "personaggio" possa essere capito alla luce del libro-intervista uscito per Eleuthera (capendo quindi il Morgan "uomo" e la storia della sua vita) e ciò che in esso è narrato.
    Per me Morgan rimane un artista di grande livello (anche se "Canzoni dell'appartamento" a mio avviso è inferiore a "Da A ad A").
    Ovviamente è criticabilissimo, ma va letto alla luce della sua complessità. :)

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