25/10/2014

Quante valige si dovranno fare per un viaggio interstellare? Quante mutande portare, quanti spazzolini, quanti calzini? Io sinceramente non lo so e magari nemmeno Daniele Sanfilippo ma, a differenza mia, lui prova a costruire una narrazione sonora per questo viaggio. Una volta allacciate le cinture, con a bordo anche un tastierista, un batterista e un violinista, Daniele con le sue chitarre ed i suoi suoni afferra dolcemente il timone e ci guida in un vortice in cui collidono, o meglio si abbracciano tra mille incroci, la galassia del post-rock e quella del krautrock.
Un album strumentale intenso e dalla scrittura molto fluida, con ampio utilizzo di strutture circolari ed ostinati, come si conviene. Ma si configura anche un viaggio snella memoria, guardando l’appannarsi del finestrino: sembra di tornare agli spazi immensi tracciati nei primi duemila da Il gatto ciliegia contro il grande freddo, sembra di sentire dilatazioni su sonorità morr music (The go find?) con aggiunta suggestioni morriconiane e post-floydiane. La circolarità del progetto non si chiude sulla singola canzone ma si amplifica nell’intero disco, che continua a girare e girare avviluppandosi su di sé, dando la fallace convinzione di trovare soluzioni alle spire, ogni volta che l’ascolto cresce. Abbassare il sedile è l’unica soluzione. Che dire? Bon voyage.

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