18/09/2014

Ho un problema con il concept alla base di quest'album: io credo che i fatti di cronaca, anche i più efferati delitti, siano appunto “fatti”, isolati e ascrivibili alle più svariate disfunzioni socioculturali, affettive, psicologiche, e che prenderli a sintomo del degrado della civiltà sia pura sociologia da pianerottolo del “dove andremo a finire signora mia”. Insomma l'uomo, da che mondo è mondo e in ogni parte del mondo, ammazza i suoi simili.

Ergo, d'istinto, un disco che si apre con “26 novembre 2010” (giorno della scomparsa di Yara Gambirasio) e si chiude con “26 febbraio 2011” (data del ritrovamento), con in mezzo le varie Sara, Marta, Meredith e un profluvio di “l'Italia è un paese di merda” (sì è vero, l'Italia fa schifo, ma resto dell'idea che non siano le pagine di cronaca nera a dare il polso del paese reale) mi provoca un senso di fastidio ideologico. Che però non mi appanna l'oggettività e non mi impedisce quindi di apprezzare il valore musicale dell'operazione: c'è della sostanza, è innegabile, in queste undici tracce percorse da un flusso di rock allo stesso tempo sanguigno e cerebrale.
Un'animosità tenuta a bada da uno spiccato gusto per la ricerca sonora e per le forme-canzone poco convenzionali che danno vita a un lavoro adulto in cui sono dosati con oculatezza classic-rock, elettronica, indie di gusto scandinavo e teatralità cantautorale.

Tanti strumenti, tante suggestioni, tanto cervello in un disco che, si condividano o meno certe scelte tematiche, porta avanti più che dignitosamente il discorso della musica impegnata a farci pensare e a ricordarci che “non viviamo nel migliore dei mondi possibili”.

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La recensione Karenina - Recensione - Via Crucis di Letizia Bognanni è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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