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album Dentro - Malfunk

recensione Malfunk Dentro

Volume Records / Edel 2003 - Grunge, Crossover

RECENSIONE
18/07/2003

Hanno una lunga storia i Malfunk alle spalle, e chi li segue fin dagli esordi sa di cosa sto parlando: chilometri su chilometri in giro per l’Italia a presentare uno spettacolo che ha sempre avuto come unico ingrendiente il rock‘n’roll, inteso nella sua accezione più pura e meno contaminata.

In realtà anche i dischi finora pubblicati si nutrivano di quello stesso ingrediente, ma di fatto la dimensione di studio non aveva mai valorizzato la potenza del quartetto. I Nostri hanno perciò pensato bene di chiamare per “Dentro” (disco che tra l’altro inaugura la sottoetichetta ‘rock’ della Edel denominata ‘Volume) uno dei produttori più promettenti della Penisola, ovvero quel Marco Trentacoste che vanta già un’invidiabile, quanto eclettico curriculum tra collaborazioni (Delta V, Bluvertigo e Soerba fra gli altri) e produzioni (brillanti quelle sui lavori di Deasonika e Magazzini Della Comunicazione).

Con i Malfunk, quindi, pensiamo si sia trovato a suo agio, forse perché decisivo nella sterzata che il gruppo ha compiuto verso un hard-rock non appesantito da mixaggi improbabili e vicino a quell’idea di omogeneità a cui sembra che i toscani si stiano avvicinando. Forse avrebbero accorciato ancora di più le distanze dall’idea di cui sopra se la scaletta fosse stata alleggerita di qualche brano, ma nel complesso il risultato è eccellente relativamente alle aspettative. Innanzitutto perché lo stile vocale di Marco Cocci può considerarsi finalmente personale, visto che è ormai capace di affrontare sfumature sonore che spesso ci sembrano inedite. Basti prendere ad esempio le due tracce iniziali, dove finalmente la melodia e i suoni non fanno a pugni, soprattutto perché le chitarre di Fefo esplorano dimensioni sonore magari anche più ‘ruffiane’, ma sicuramente più piacevoli all’ascolto.

Spuntano così echi di Queens Of The Stone Age (per le cavalcate), Foo Fighters (per le accelerazioni melodiche), Alice In Chains (per gli sprazzi acustici) e, ovviamente, dei Pearl Jam. Ma in realtà di riferimenti se ne nascondono molteplici, mimetizzati fra le tracce di un album che assembla le atmosfere più svariate (dimenticate quindi i Malfunk dediti esclusivamente al grunge) e rivela una notevole propensione alla variazione di schemi diventati ormai stantii. Che da i suoi risultati (ottimi!) quando ascolterete “Perso”, perla dell’opera che vede l’intervento vocale di Max Zanotti, vocalist dei Deasonika, a cui il titolare dello ‘strumento’ cede volentieri l’incombenza di interpretare una semplice canzone rock che rapisce fin dal primo ascolto per la magia intrinseca. Ma continuano a piacere anche quelle tracce come “Lento”, “Il dubbio” e “In ogni attimo” che ribollono dei primitivi furori, contraltre ideale a “Senza via d’uscita”, “Comprendere” e “Mi salverò”, episodi in cui è palese il tentativo di tracciare percorsi alternativi.

Cosa che riesce in pieno, per un disco che cresce in maniera direttamente proporzionale agli ascolti.

Tracklist

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