24/07/2003

Forse la mia testa che dondola al primo ascolto è l'immagine migliore per cominciare a raccontare la musica di Kama, un personaggio a cui voler subito bene per il solo fatto di non aver allegato alcuna noiosa biografia con tutti i suoi piazzamenti ai concorsi, ma un piccolo bigliettino scritto a mano. Spesso simili dettagli, apparentemente inutili e sciocchi, aiutano a capire quando ci si trova di fronte qualcuno consapevole dell'affetto con cui va trattata la propria arte.

Questo "Uno specchio, un lavandino" è davvero una piacevole sorpresa, di quelle da coccolare e mettere tra le cose buone. Un lavoro autoprodotto in bassa fedeltà, che nasconde canzoni semplicemente belle.

Apertura affidata ad una sbiascicata intro elettronica parente stretta di "Fitter, happier, more productive". Chiusura con "I poeti" di Pierangelo Bertoli. Nel mezzo cinque brani di puro cantautorato, decisamente Italiano e in italiano. Un disco che avrebbe regalato un sorriso a Ivan Graziani, ma anche chi ha apprezzato quei finti alberi di plastica o le mutazioni più melodiche di Beck scoprirà di esserne inspiegabilmente attratto. Volendo continuare nella dubbia e per me fastidiosa pratica di fare nomi di riferimento, mi viene naturale ripescare il mio commento da primo ascolto: "...sembra Badly Drawn Boy in italiano".

Docile e deviato. Grazioso e storto. Timido e intelligente. Acustico e melodico. Semplice nella scrittura ma efficace nell'appiccicarsi immediatamente in testa. Capace di strizzare l'occhio ai campionamenti ma con la chitarra sempre in bella mostra, pur se tra mille rumori ambientali. Sensibile a tal punto di scrivere testi che sembrano abbracciarsi, anche quando l'ispirazione non è proprio al massimo.

L'ascolto prolungato di questo disco lascia forse la sensazione che questo artista non abbia ancora raggiunto una sua completezza, ma la strada intrapresa sembra talmente interessante e ricca di margini di miglioramento che non resta che aspettare (pretendere) grandi cose, perchè Kama è bravo. Bravissimo.

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