09/01/2015

Easy listening e linguaggio diretto dallo sguardo contemporaneo per un disco che è l’apice del pop inteso come presa facile, come concetti e suoni buoni un po’ per tutti, gradevole nelle sue declinazioni folk, negli spunti rock, nel suo camminare curato e ben arrangiato. Le prime quattro tracce sono le migliori, convincono e spingono orecchiabili verso un universo definito, forse non molto originale ma incisivo, poi ci si perde un poco in variazioni su temi già lungamente masticati, in un oceano cantautorale dove spiccare resta inevitabilmente ardua cosa. Il singolo “#Scopamici” è il brano che funziona di più, inserito in un contesto di moderna gioventù tra cliché e riferimenti attuali (come la serie “Dexter” o l’oroscopo dell’Internazionale), ma in generale prevale un senso di costruito e una vocalità enfatica che stenta a comunicare con chi ascolta, e tende piano alla noia. “Professoressa”, “Il paese che canta”, Giornata complicata” sono pezzi che nascono già vecchi, e paradossalmente perfetti per un target adolescente che non ha ancora gusti definiti o semplicemente cerca la via più facile.

Già negli Jolaurlo, Marzia Stano propone in questo album d’esordio come solista molti modi per piacere senza troppi sforzi, sostenuta da collaboratori eccellenti come Daniele “Mr Coffee” Rossi e Leo Pari, ottenendo il risultato sperato ma senza convincere chi non si accontenta della via più facile. Scegliere una direzione e lavorarci su senza pensare soltanto alla confezione scintillante e alle costruzioni impeccabili, per non restare in rotazione nei programmi di cartone per teenagers.

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