31/10/2014

Non conoscevo, prima di approcciarmi a questo lavoro, le tappe della carriera di Gianluca Mondo. Dopo essermi documentato scopro che "Petali" può essere considerato di fatto il suo vero esordio sulla lunga distanza, pur avendoci aveva già provato con la discografia nel 2010 con "Piume" (stampato privatamente) e - ben 11 anni prima! - con un disco (rimasto inedito) di murder ballads. Da quanto leggo, però, gli esiti (e magari la sensazione di non essere ancora pronto) furono tali da convincerlo a posticipare il suo ingresso nel mondo della discografia.

Nel frattempo, durante il 2011, pubblica il libro di poesie e racconti (illustrato da Filippo Giau) intitolato “Il Museo dello Sbaglio”, finché nel 2014 non si convince che sia l'anno giusto per esordire definitivamente come cantautore. Sia chiaro: l'etichetta di cantautore qui la usiamo per comodità, proprio perché Gianlica Mondo incrocia benissimo (anche se alla sua maniera) la dimensione musicale e quella prettamente legata ai testi.

Il risultato è quasi sempre convincente, anzi le cose migliori arrivano proprio quando si sperimenta sulla forma canzone (ad esempio nella title-track, dove l'atmosfera si fa cupa e notturna), in "Crapshooter" (dove incrocia le atmosfere del Palazzo solista e dei Calexico più mariachi), su "Valentina blues", su "Il punto del cinghiale (per James Skip)" (un altro blues ispiratissimo), su "Labbra" e "Rivelazioni" (r'n'r elettrici che richiamano il sound dei Dream Syndicate) e sulla conclusiva "Io tu lei lui" (ballata non convenzionale che invece richiama i Thin White Rope). Menzione a parte merita "Dimenticare gli angeli", altra ballata malinconica sulle orme di Vinicio Capossela.

Non molto altro da aggiungere, se non che la scelta di farsi affiancare dietro al mixer da Alec Dreiser e Carlo Marrone (Murder) è stata praticamente la mossa vincente per dare ai brani una forma e un suono che, con tutte le inevitabili somiglianze, fanno emergere una precisa cifra stilistica. Ed è così che si fa un disco, non solo scrivendo canzoni.

Dopo due tentativi, possiamo affermare che al terzo il Nostro abbia trovato la quadratura del cerchio.

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