08/09/2014

Come immergersi sott’acqua, con gli occhi aperti a fissare il fondo, e sentire la pressione che cresce e il respiro che manca, in pose che mutano a scatti quasi fosse un’estasi ipnotica che non lascia scampo, quindi risalire lentamente in superficie ed essere invasi da fasci luminosi che spingono lo sguardo altrove e ci portano a galleggiare prima, e a tenere il tempo poi. Lo split di Pye Corner Audio (producer britannico dall’identità misteriosa) e Not Waving (nuovo moniker di Alessio Natalizia ad aggiungersi a quelli di Banjo or Freakout e Walls) produce effetti contrastanti, uniti dalla sensazione di non toccare, di non avere basi d’appoggio, in un perpetuo movimento che alterna buio e luce, in un oceano di elettronica fluida e avvolgente.

Le prime quattro tracce navigano tra ambient che pare dilatarsi su scenari di conflitto, bassi che premono sulle tempie, synth ansiogeni e il timore che qualcosa stia per accadere, e su tutte brilla “Twisted Wire Pair” che è così, arrogante, ti mangia quando vuole, parte in loop, poi si inabissa nelle tue paure per risalire più forte di prima, e la testa la segue, a scatti, in vortici, in peregrinazioni cosmiche. I colori cambiano e di alcuni non conosci neppure il nome, mentre la pressione sale con “Shared Secret Key” che è davvero il respiro che manca, così ossessiva nella sua ripetuta cadenza, ti mette all’angolo con facilità.

Con “Protect the Revolution” sostiamo per un momento in un piccolo spazio etereo per abbandonarci poi al dancefloor: Not Waving non molla i bassi dritti né l’allure tenebrosa, ma aggiunge tratteggi dreamy e manciate di italo disco per un risultato che spinge sul pelo dell’acqua per prendere aria a pieni polmoni, e poi ballare. “Two Way Mirror” è la pausa, il sole che scende, l’arpeggio mentre il giorno si scioglie e quella fetta di necessaria dolcezza, quella, per scivolare presto in nuovi percorsi sintetici, con “Enemies of the People” che è come un guscio che lentamente si apre, aggiungendo elementi e fuggendo da una partenza scura ed essenziale, e “Like Shooting Fish in a Barrel” che è l’esatto momento in cui, all’ordinario sentimento di sempre, subentra la tristezza: un brano incantevole e intenso che avvicina alle nuvole col suo spessore sinfonico, e che uscirebbe trionfante da un’interpretazione orchestrale.
Per chi cerca processi catartici attraverso la musica, questo disco è ideale: come immergersi sott’acqua, sfidare la pressione e, quando pare non ci sia più scampo, tornare su, a galleggiare, portare il tempo, e abbandonarsi infinitamente a quest’oceano elettronico.

---
La recensione Split - Recensione - Intercepts LP di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 19/07/2019

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    Pannello