29/07/2003

Mettiamo subito in chiaro una cosa: i Meganoidi mi piacciono, e ho sempre apprezzato i singoli che li hanno portati al successo, grazie anche all’appoggio di MTV che diede non poco spazio ai loro simpaticissimi video. In realtà quelle canzoni non rappresentavano appieno lo spirito dei genovesi, soprattutto perché cantate in una lingua – quella italiana – che non sembra quella prediletta dalla band. A conferma di ciò, si veda non solo la scaletta di “Into the darkness, into the moda”, ma anche quella dell’ultimo disco, dove è palese la scelta dei Nostri di adottare perlopiù l’idioma anglosassone.

Niente in contrario, per carità, ma occorre far notare a David che occorre un minimo di studio sulla pronuncia per essere credibili tanto in Italia quanto all’estero. E sappiamo bene come quello appena evidenziato sia un difetto che colpisce il 99% dei gruppi italiani che si cimentano con l’inglese; che magari non hanno velleità di sfondare oltre i patri confini, ma che alle nostre orecchie comunque non vanno giù. Assodato questo punto, passiamo all’analisi delle canzoni di “Outside the loop stupendo sensation”, opera in cui vi è un chiaro tentativo di sfuggire al cliché di uno ska leggero e piacevole oltre che funzionale ai vari airplay di radio e tv.

Si inizia con “The beginning”, traccia che già fin dal titolo sembra voler chiarire che stavolta si tratta di un nuovo ‘corso’; vero solo in parte - e tantopiù per i distratti -, perché l’album precedente conteneva già brani che richiamavano alla mente il crossover e alcune sfumature hard-core che non si disdegnavano. Stavolta, invece, la materia che trattano i nostri è esclusivamente di questo genere, sicché mancano singoli (avete visto o sentito qualcosa su quei canali che 2 anni orsono li ‘lanciarono’?) e, soprattutto, arrangiamenti che servano a fare la differenza rispetto all’italico panorama. Sicché missare il disco a Toronto e poi masterizzarlo a New York serve a poco (a nulla?) se il contenuto è mediocre; perché qui si tratta di ‘canzoncine’ che avrebbero dovuto prendere altre pieghe, magari con l’aiuto di produttori esterni che sapessero indicare la strada giusta.

Sarebbe infatti motivato un simile cambio di rotta solo se i Meganoidi fossero artisticamente all’altezza di quanto si propongono di fare. Al contrario, dimostrano di avere poche idee (e anche confuse) e di tradire in maniera grossolana aspettative che, volenti o nolenti, avevano contribuito a generare. Forse ripensare ai propri limiti potrebbe essere un buon metodo per riparare a questi 12 episodi che tutto possiedono fuorché il dono di piacere.

Commenti (3)

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  • timber 01/09/2014 ore 22:53 @timber

    recensione di mmerda per un disco fantastico.

  • maxavo 04/09/2014 ore 11:29 @maxavo

    Dimostrazione di come spesso il recensore, nei fumi del suo super-io, prenda delle cantonate pazzesche. Un disco che guarda agli offspring e ci regala un pezzo in italiano stupendo come zeta reticoli. Da riascoltare.

  • valiumpost 05/11/2015 ore 15:04 @valiumpost

    Sarà, io ancora dopo dodici anni continuo ad ascoltare (e diciamolo, amare) questo disco.

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