The Rust And The Fury See The Colors Through The Rain 2014 - Rock'n'roll, Rock, Indie

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Un disco a tratti bellissimo, con almeno 6 canzoni fenomenali. Ma non tutto ancora perfettamente a fuoco.

Tanto tanto bello - e al contempo consolante - avere la certezza che anche in Italia si possa contare su una band come The Rust and The Fury. Bello perché é la musica ad essere bella, e non sta a me spiegarvi i dettagli ma lascio alle vostre orecchie la facoltà della (eventuale) scoperta. Consolante, invece, perché a questo punto il riuscitissimo disco d'esordio non era un caso fortuito bensi un seme da innaffiare e trattare con cura.

Tutto ciò per (riba)dire un concetto fondamentale: una band non é semplicemente la somma dei singoli elementi e i perugini ne sono la prova lampante. La domanda da porsi adesso però é: "See the colors trough the rain" é il disco che aspettavamo? Partendo dal presupposto che si tratta del fatidico secondo album, la risposta parebbe essere sì e no allo stesso tempo; ciò è dovuto alla complessità delle canzoni e ad una (auto)produzione artistica che non sempre gira come ci si aspetterebbe. Sia chiaro: i cinque dimostrano ancora peculiarità superiori alla media in fase di scrittura, solo che a tratti sembrano perdere l'orientamento. Lo si nota soprattutto nei cambi di ritmo all'interno di alcune canzoni (prendete "Lived" o "Feed your belly" ad esempio, nonostante siano ottimi pezzi a livello di struttura), dove la percezione è che non tutto fili liscio come nelle intenzioni, al punto che la band non sempre trova la quadra.

Però, a parte il difetto di cui sopra, di queste 11 tracce non pare sia molto da scartare. È anche vero che tenere il livello dello scoppiettante tris di canzoni poste in partenza ("May the sun hit your eyes" é praticamente la loro "Neighborhood #3 (Power Out)", in "Amanda" sembra di sentire Debbie Harry che flirta con la E-Street Band e "Me here" riporta alla mente i Raconteurs) avrebbe significato azzeccare il disco dell'anno con 3 mesi abbondanti di anticipo. Ma non è solo questo, perché quando é il momento di "Carry on" - canzone pezzo che nasce dopo aver ascoltato a menadito (e assimilato) Neil Young e Radiohead, The War on Drugs e My Morning Jacket, Band Of Horses e Wilco... finanche i nostrani Julie's Haircut - non si può non ammettere si tratti di un piccolo capolavoro. Valga lo stesso per la successiva "The seconds in between", altra perla da collocare idealmente nella tracklist di "Neon bible" a cui Win Butler rifarebbe volentieri il filo. E di Francesca Lisetto che su "Green" sembra davvero la gemella di Debbie Harry (seppur, anche in questo caso, rimane un pizzico di amarezza su cosa sarebbe potuto essere questo pezzo con l'aiuto di un produttore esterno...) potevamo evitare di farne menzione? Assolutamente no.

Insomma, The Rust and The Fury oggi dimostrano di non essere più una semplice promessa ma hanno bisogno di un supporto esterno per crescere ancora. The best is yet to come a questo punto, ma il presente ce lo teniamo ben stretto.

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La recensione See The Colors Through The Rain di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2014-09-22 00:00:00

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