03/11/2014

Stanze, piani, città, paesi: il mondo intero in un unico palazzo. Sembra di entrare nell'hotel descritto da Murakami in "Dance Dance Dance", invece è il nuovo disco di Paolo Benvegnù. Intriso allo stesso modo di realismo magico, di poesia che si guarda dentro e poi si affaccia alla finestra. Di porte che si aprono e storie sospese a mezz'aria, avvolte con eleganza da quella new wave rock tutta italiana, che solo lui sa comporre così bene.

L'ovattata partenza è con “Nello spazio profondo”, al 70esimo piano di un hotel di Manhattan. È un giorno di illusione sentimentale per il protagonista del brano, accompagnato da trame di chitarre e ritornelli degni dei più bei Scisma, quelli che a riascoltarli oggi ammaliano ancora. Più notturna e scura, invece, “Una nuova innocenza”, che incalza l'ascolto: ed è un altro amore quello di cui si parla. Affiora la vena elettronica, pure nelle batterie, che prosegue in “Nuovosonettomaoista”, dove si sente pure un po' di spoken e spennellate di blues alla chitarra. Inevitabile pensare ai Massimo Volume (nuovo corso) mentre ci si ferma ad ascoltare l'intro di “Avenida silencio”, costellato da inserti in inglese e in francese. Ci sono poi ballate nel disco: “Life”, in inglese, scarna tanto da far pensare a una prima pausa per riprendere fiato, e “Orlando”, molto più complessa e manieristica con il suo sound acustico, i violini, le aperture finali in un crescendo di emozioni. Contiene anche uno dei messaggi chiave del nuovo lavoro dell'artista: cos'è la vita, se non amarsi?

La volontà di guardare a suoni industrial e dissacranti si ritrova in “Feed the distraction”, macinato nota dopo nota da un ritmo che lascia senza scampo. Bellissima “Divisionisti”, col suo refrain martellante di archi che si stacca sopra intrecci complicati tra piano e sei corde. E mentre ci si avvia verso le ultime stanze appare anche “Piccola pornografia urbana”, con un'elettronica pop azzeccata ma che segna comunque una deviazione rispetto al cammino fatto finora. Si ricade in una certa oscurità con “Hannah”, murder ballad in cui si parla di sonni e mondi nuovi, per finire poi in un qualunque posto, a qualsiasi ora, con “Sempiterni sguardi e primati”. Una canzone che lascia una certa pace addosso: il disinganno va imparato, digerito, messo in conto. Musicalmente un brano che attraversa momenti ritmici e compositivi diversi, con apparizioni di melodie affascinanti e sospensioni rarefatte a fare da cerniera. Sopra, le metafore e la poesia. È la fine del mondo, io ti vengo a cercare, ora possiamo finalmente restare in silenzio a guardarci negli occhi a tenerci per mano. Dove siamo? Qui c'è un sole bellissimo.

Sempre più raffinato, sempre più aggraziato e potente allo stesso tempo, Benvegnù è una certezza che non delude mai. Questo nuovo lavoro dimostra ancora una volta che è uno dei pochi a poter firmare dischi di spessore in cui difficilmente musica o testi (o l'insieme di entrambe) vacillano. C'è bisogno di un ascolto stratificato per comprendere a fondo: semplice se ci si ferma alle melodie, più complicato se si vanno a cercare i riff insistenti di ogni brano. Ma quando si arriva alla fine, tutti si sono fatti un'idea di cosa sia la bellezza e questa è la grande forza di artisti come lui: una capacità divulgativa che pochi hanno. 

Commenti (3)

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  • doriasilvia106 10/11/2014 ore 08:40 @doriasilvia106

    grande paolo.

  • max10 10/11/2014 ore 19:03 @max10

    Che dire, uno dei pochi, pochissimi Italiani che fa musica di classe, queste non sono semplicemente canzoni, sono poesie in musica, c'e' dentro il sangue, la vita vera, l'emozione che ti arriva dopo ripetuti ascolti, non la banalita' del tormentone, musica per palati sopraffini, non snob, ma vera, intensa, dove le parole rieccheggiano a lungo nella stanza dove le si ascolta, insomma, "una nuova innocenza"....

  • briciola 08/01/2015 ore 17:43 @bricklas

    Bellissimo disco davvero. Un poeta.

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