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RECENSIONE
17/12/2014

Un suono dissacrante, provocatorio, uno sputo in faccia a tutto e tutti, come da manuale del punk, e insieme cupo, orrorifico, sulle orme dei primi B-movie e del garage più selvaggio, quello della serie "Back from the grave" e della scena di Detroit, Stooges in testa. Questo il primo germe della musica dei Jesus Franco & the Drogas, che tuttavia tutto vogliono  fuorché riprodurre una certa "tradizione" (Sixties o punk che sia), che in fondo sono passati anche cinquant'anni e non è così male che si senta.

Un po' come fanno i Movie Star Junkies di oggi, o facevano i Not Moving di ieri. Due formazioni che, come i Jesus Franco, sfuggono volutamente a qualsiasi classificazione per genere o per "scena", lasciando che sia l'impronta sonora, e non la singola canzone, a parlare per loro e ad identificarle inequivocabilmente.

Con la voce di Andrea Refi al contempo rigurgito dall'oltretomba e invocazione da sciamano ("Halleluja"), le chitarre a riempire ogni spazio alternandosi tra feedback e riff sghembi ("Be-bop-a-loser"), la batteria a dettare la serratissima tabella di marcia. Le atmosfere fosche, opprimenti, s'è detto, di quelle che Ed Wood ci si sentirebbe a casa. Ma con un ritmo che i suoi film non hanno mai avuto.

"Alien peyote" rivela ulteriormente le notevoli potenzilità dei marchigiani Jesus Franco, che solo poco tempo fa sono stati a un passo dallo scioglimento e sono invece ritornati più in forma e determinati di prima, con un disco che se non è quello della consacrazione pochissimo ci manca. Lunga vita.

Tracklist

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Commenti (2)
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  • Riccardo Franconi 17/12/2014 ore 19:45

    Dal vivo spacciano ..ehmmhhh.. spaccano!!!!

    Un grande disco per una grande band!! Se vi capitano vicini andateli a vedere.

    > rispondi a @sgangherati
  • Toflen 23/12/2014 ore 17:44

    finalmente!

    > rispondi a @andyquasart
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