24/10/2014

Non lo troverete sostare in nessuno dei giri che contano, Santiago viene da Brindisi e ha fatto del porto natale il centro nevralgico del suo rap. Che poi di rap, in relazione al disco in questione, non sarebbe neanche corretto parlare. Rimane l'ascendenza, il background, per il resto è un suono in cui dietro ogni drop trova spazio una precisa apertura melodica. Pop e trap/dubstep/EDM frutto del lavoro a mano dei Retrohandz, assemblatori chirurgici di bassi e beat, figli tanto di Diplo quanto di Wiwek.

Si diceva del carattere isolazionista, che ha come conseguenza quello di renderlo avvicinabile, nell'approccio e nello stile, a pochissimi altri mc della penisola. Dimenticate "Ghiaccio & Magma", "Diamante" è molto meno immediato e poco incline, ai primi ascolti, a catturare l'attenzione. Si scopre invece un passo dopo l'altro. Meriti (e colpe) di una produzione curatissima, che avvolge i pezzi in un cellophan dal quale si fa fatica a scartarli. Se ne perde in naturalezza, se ne acquista in profondità.

Pezzi nei quali Santiago viviseziona, con questo timbro scuro e quasi baritonale, i tagli lasciati sul corpo dai ricordi, l'amore. Nessuna rassegnazione e nessun cinismo però, c'è un'accettazione diversa che lo fa somigliare a qualcuno di estremamente sensibile e "vicino". Quando questa sincerità si allinea a delle basi che la accompagnano, la enfatizzano, i pezzi sono veramente belli: prendete "Rondine", "Accanto a te sarei" (prodotta da Big Fish), "Anni luce", "L'antidoto e il veleno" (la più bella forse, con un pianoforte che taglia in due il beat e la fa somigliare a uno di quegli esperimenti in cui il rap si mescola alla canzone italiana, e funziona davvero, senza stonature). Il resto va in una direzione poco chiara: a parte "Amarcord" (un'altra di quelle che funziona molto bene, un beat grosso alla Lunice e una lista di ricordi e cose fatte troppo in fretta, fin quando arriva lei e tutto torna a splendere sotto un'altra luce), le altre incidono veramente poco, rimanendo in un limbo che non aggiunge niente.

Non vuole piacere a tutti Santiago, probabilmente nemmeno ci prova. Lo dice anche lui, "sono solo quello che ho scelto di raccontarti", e in fin dei conti ha ragione. "Diamante" mostra solo la metà di quello che potrebbe, in potenza, diventare. Un ottimo autore, onesto, con una scrittura a tratti veramente potente. Nonostante non sia più un ragazzino (ha 30 anni) la maturità appare ancora una spanna più in là, alle quale si potrebbe tranquillamente aspirare. Deve arrivarci da solo, come ha sempre fatto con tutto. Glielo auguriamo.

 

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La recensione Santiago - Recensione - Diamante di Marcello Farno è apparsa su Rockit.it il 18/07/2019

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