Carpacho Funeral Buffet 2003 - Pop, Indie

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Sembra un dejavù ma per una volta la percezione non è menzognera.

Dovrei gioire dell’infrequente situazione in cui mi trovo: non ho dubbi su quello che penso, ma la verità è che questa chiarezza mi imbarazza; questo cd merita di essere raccontato con la nettezza del giudizio che ispira e la semplicità del linguaggio che usa: cosa per me estremamente difficile.

A qualcuno che mi conosce come non mi conosce nessuno basterebbe dicessi che queste sette canzoni sono come vorrei essere, ma questa frase illogica, contorta e cacofonica, per ovvi motivi, è assolutamente sterile. Punto.

Conviene, per ciò detto, che cerchi di salire sulla funivia che nuovamente potrebbe passarmi davanti e lasciarsi guardare mentre va via.

I Carpacho sono un gruppo di musicisti. I Carpacho sono tre. I Carpacho sono romani.

I Carpacho hanno realizzato un demo che si abbraccia perfettamente alla parola “bello”.

“Abraso fuerte” è la prima canzone di questo demo. Le sue note mi hanno incollato sul volto la stessa espressione gaudente e poco arguta che mi lascia un cartone animato vecchio stile, di “quelli che non se ne fanno più”. Non dovrei dirlo. Non avrei dovuto dirlo.

Mischiano, divertiti e divertenti, pezzetti staccati da ogni marmoreo settore musicale, e creano un originale mosaico che li allontana da ciascuno di essi; opera che, semplicisticamente, si potrebbe definire pop, ma che in realtà è così piena di assurdi e acrobatici voli di pensiero, da essere distante dal significato facile e leggero che molti danno al termine.

L’ironia non è comune, meno ancora lo è lo sguardo di chi pensa di poter osservare la realtà da lontano, anche solo per pochi istanti.

Seconda è “Tappo di champagne”: quasi quattro minuti e poche frasi che ingabbiano un archetipo con cui tutti si sono scontrati, per poi torturarlo costringendolo a riflettersi in uno specchio; si avvinghia alla memoria e ti impone ripetute e biascicate esibizioni canore. E’ catartica, colorata, trascinante. Il canticchiarla non è una violenza anche se ha tutta l’apparenza di un riflesso incondizionato.

“Autostrade” mi piacque già quando la conobbi privata del suo contesto, ora l’ho riscoperta perfezionata dall’incastro nella sua dimora d’appartenenza e da una lunga coda di palpitazioni elettroniche.

Bello ogni brano, compreso quello che rappresenta il punto da cui guardano “Blasphemous rumours” dei Depeche Mode.

E’ una cover è come tale facilmente ci sarà chi la trova EccessivaInadeguataPretenziosaInutile già solo perché esiste, ma è frutto di una prospettiva personale, ostentata e sfacciata , e questo basta a farmela etichettare come piacevole.

L’ho ascoltato tante volte, lasciando che il dovere si trasformasse in un più duraturo piacere, e mi sono scoperta a ricordare una frase, non mia e non loro, che qualche associazione mentale che non si palesa ha voluto non perdessi di vista.

La lascio qui prima di andare via.

“Tu reciti una parte fastidiosa alla gente, facendo della vita una commedia divertente.”

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La recensione Funeral Buffet di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-09-15 00:00:00

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