Punto e Virgola L'uomo dei tuoi sogni 2015 - Cantautoriale, Acustico

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L’Italia è un dramma dove nessuno si prende sul serio e tutto rimane bellissimo

"L’uomo dei tuoi sogni" è un concept album basato su due temi fondamentali, il calcio e la letteratura, nient'altro che due espedienti per rimpiangere un tempo che fu e che non tornerà, l’insormontabile mito dei grandi classici che a noi non resta che imitare, un atteggiamento definito epigonismo ma che dissacrato e trattato con raffinatezza non può che essere detto manierista. Manierismo del citazionismo nel citazionismo, della storia nella storia, proprio come Pasolini nel suo mediometraggio "La Ricotta".

E la nostalgia pare evidente nella scelta della voce narrante fuori campo, Bruno Pizzul, telecronista d’altri tempi, ed è proprio la telecronaca il fil rouge che tiene unite le due passioni. Pizzul racconta di una fantomatica partita tra Italia e resto del mondo, ma le squadre non sono composte da calciatori, bensì da scrittori e letterati, ed è come se il valore in campo corrispondesse ai valori artistici intellettuali. L’Italia schiera il rude Saba in difesa, Dante detta i tempi e punta centrale l’oriundo Ugo Foscolo, Dino Campana massaggiatore. Il resto del mondo prova ad imporsi sfruttando l'estro del suo centrocampo francese Rimbaud-Baudelaire-Mallarmè e approfittando dell'ottimo periodo di forma di William Blake, che, si sa,vede la porta come nessun altro.

È il meccanismo del simposio, la resistenza al vino è indice di grandi doti morali e intellettive, e ad ogni banchetto, a bere di più, era sempre Socrate. Non cito il simposio a caso. Socrate è l’arbitro della sfida. (Ora vorrei soffermarmi un attimo su questo punto, siamo sicuramente tutti d’accordo che Kierkegaard, poveretto, non possa ricoprire questo ruolo (dell’arbitro) mentre Socrate, disposto a bere la cicuta, a immolarsi per la giustizia, incorruttibile da qualsivoglia Alcibiade o Luciano Moggi, ci pare la persona più adatta. C’è pero da dire che il grande filosofo era solito non prendere mai posizione ma, bensì, farle maturare nella coscienza del proprio interlocutore. In sostanza, ad ogni entrata cattiva, ad ogni intervento duro, davanti ad un D’annunzio dai calzettoni strappati, Socrate non avrebbe estratto un cartellino ma avrebbe attaccato così ”Gabriele secondo te questo è fallo? Se è fallo perché l’hai fatto? È stata la mossa migliore ai fini del gioco?”. Una partita impraticabile. Un Hobbes o addirittura un Hegel come arbitri sarebbero stati migliori. Ma non come filosofi.)

Detto questo la telecronaca riveste un ruolo fondamentale nell'album, alcune tracce consistono nella telecronaca stessa, altre parti della partite vengono raccontate tra l’inizio e la fine di qualche canzone mantenendo così l’attenzione sulla musica, aspettando, come quando si ascolta il campionato alla radio, un’interruzione di Pizzul che chiede la linea per raccontare di una sostituzione o di un’occasione mancata. Se siete della mia generazione (e sufficiente appassionati di calcio) vi sarà capitato di assistere a delle partite assurde, più assurda anche di questa, che sono le partite di qualificazione all’europeo under 21 o le partite dei sedicesimi di coppa Italia durante lo sciopero dei giornalisti. Guardare una partita senza la telecronaca è un esperienza alienante, come guardare un film senza volume (e non un film muto). Le canzoni, quelle vere, di quest’album ti proiettano nello stesso stato di trance, quasi onirico, senza dubbio rilassante, infarcite di citazioni di racconti di quegli strambi calciatori che si stanno contendendo la finale allo stadio Le Rimembranze di Recanati. Le canzoni altro non sono che la telecronaca della telecronaca, la vita del calciatori/scrittori raccontata attraverso le proprie esperienze. La stessa voce del cantante è la voce del telecronista della vita. Ed è questo l’atteggiamento manieristico della citazione nella citazione, della storia nella storia.

Certo a livello musicale non molto si può dire, a risultare nettamente preponderante è la somiglianza con lo stile di Daniele Silvestri. Tutto sommato "L’uomo dei tuoi sogni" potrebbe anche essere uno dei tanti dischi del cantautore romano, dalla scelta del titolo, ai temi trattati, dalle variazioni musicali oltre che al timbro vocale quasi identico, chi conosce Silvestri capirà. Sicuramente la scelta di ridurre l’orizzonte culturale al programma di lettere di quinta superiore risulta un po’ opprimente e banalotta, insomma, è quell’orizzonte da cultura domestica modulata dalla scuola che piace tanto alle mamme borghesi che da giovani si sentivano trasgressive nello studiare Baudelaire e che conservano ancora oggi a casa una copia di "Wuthering Heights". Ma è proprio questo limitarsi che rende l’uomo dei sogni un concept album. La sincera competenza nonché passione con cui i temi vengono trattati non li rende solo piacevoli da ascoltare, ma anche tremendamente simpatici. In fondo i Punto e Virgola si pongono come un duo cantautoriale e i loro testi sono colti, raffinati e minuziosamente composti. Non serve altro per decretare la bontà di quest’album. Nulla di innovativo, per carità, leggerezza nella vita e perizia nel lavoro. Ma nulla di più manierista.

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La recensione L'uomo dei tuoi sogni di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2015-01-12 23:00:00

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