19/02/2015

Saffir Garland è un progetto musicale che ruota attorno alla figura di Gilberto Ongaro e che si pone come obiettivo la creazione di uno stile eterogeneo, dove i generi vengono scomposti e fatti scontrare tra loro senza limiti imposti. Idea interessante in teoria, peccato che il progetto si perda un po’ in questo suo tentativo di non classificazione. L’album è uno slancio nella critica delle contraddizioni della società attraverso una vena ironica che però resta priva di mordente, tant’è che in gran parte dei testi sembra di star ascoltando una versione incattivita di Elio e le Storie tese. Sulle liriche poco brillanti si potrebbe anche chiudere un occhio se l’arrangiamento fosse degno di nota, purtroppo però quest’ultimo risulta spigoloso a causa della presenza di suoni eccessivamente contrastanti, che il più delle volte non riescono ad amalgamarsi pienamente. L’effetto è una sorta di noise pop che, voluto o meno, nei passaggi più ostici diventa difficile da ascoltare. Un’aria meno barocca, sia nella musica che nel cantato, avrebbe probabilmente giovato. L’impressione generale è che il lavoro sia più pensato per una esibizione live, dove forse riesce a trovare una conformazione adeguata, che per la cristallizzazione del disco.

Ci sono anche delle note semipositive, come la melodia di “Goalkepeer” - stavolta rovinato da un cantato anglofono che, con una pronuncia così approssimativa, non si capisce che valore aggiunto possa dare ad un lavoro pensato in italiano; un’altra è quella di “Disoccupato”, almeno finché non si trasforma in una caricatura 16-bit di “He’s a pirate” remixato da Rebel. Buoni segnali arrivano anche da “Musica giolittiana” che con predominazione della chitarra elettrica crea uno scheletro rock privo quasi del tutto dai ghirigori delle tastiere, imboccando una strada che funziona - nonostante tutti gli effetti e le distorsioni sulle voci. “Epifania” invece ricorda i brani più aulici di Battiato, poggiati però su un’elettronica anni '80 fatta in casa.

Forse un arrangiamento generale più curato avrebbe dato tutta un’altra facciata al lavoro, invece alcune parti sembrano addirittura poco più che abbozzate. In ogni caso si apprezza la versatilità dell’opera a generi e stili opposti, sintomo di una visione prog riscontrabile anche all’interno delle melodie che spesso spezzano la forma canzone per inserire excursus strumentrali. In conclusione, dispiace dire che pochi sono gli elementi efficaci e non pare che l’obiettivo prefissato dalla band sia stato raggiunto: i Saffir Garland sono dei musicisti che certamente vogliono svincolarsi dalla massa proponendo qualcosa di particolare, ma che nel risultato non convincono. Per rispondere alla domanda di chiusura del disco: no, Saffir, non siamo contenti adesso.

---
La recensione Saffir Garland - Recensione - LE REGOLE SONO CAMBIATE di Alessandro Fiorito è apparsa su Rockit.it il 18/08/2019

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati