15/12/2014

Ci sono cover e cover. Quelle architettate dalla violoncellista-cantante irlandese – ma italiana d’adozione – Naomi Berrill sono appetitose chicche a cinque stelle, per quella loro capacità di trasfigurare armonicamente le versioni originali, ripudiando ogni minima traccia di emulazione, fino a saturarle della più arcana malinconia.
Concepito tra italia, Scozia e Irlanda From the ground veste di soli violoncello e voce tredici composizioni inter-epocali che spaziano dai barocchismi di Henry Purcell (“A new ground”) al grande Nick Drake (“From the Morning”), dal Pete Seeger pacifista di “Where Have all the Flowers Gone?” all’immenso Debussy di “Clair de lune”, fino a omaggiare, con “Lifesaver”, quella Emiliana Torrini alla quale la Berrill, timbricamente, assomiglia tantissimo, per sua fortuna.

Se volete, consideratelo pure un intrigante esercizio di accademico cannibalismo musicale che, ben lontano da qualsiasi forma di spocchiosa autoreferenzialità, sa farsi, all’occorrenza, acrobatica dolcezza e sfida giocosa attraverso un delicato, quanto schizofrenico, amplesso tra musica classica, pop, folk sotterraneo e lontanissimi aromi avant-jazz. Confidiamo, curiosi, in un secondo capitolo.

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